Schefflera: la pianta ombrello

La schefflera non è forse una delle piante più popolari, ma il fatto che sia abbastanza facile da curare, che abbia belle foglie verdi e possa raggiungere discrete altezze anche in casa, potrebbe farla diventare un buon “investimento” per il vostro salotto.

La Schefflera si può riconoscere in due specie principali: la Schefflera Actinophylla, che ha foglie di dimensioni superiori ai 10 cm, oppure la Schefflera aboricola.
Per quanto riguarda la coltivazione da interno, le due specie hanno caratteristiche molto simili.

Coltivazione

La schefflera preferisce luce intensa e indiretta, ma può crescere bene ( ma più lentamente) anche con la luce da interni diretta ma meno intensa.
Se l’aria del vostro appartamento dovesse essere troppo secca, la schefflera potrebbe essere essere suscettibile a qualche parassita.
La pianta preferisce una temperatura compresa tra i 13 e i 24 ° C.
Come la gran parte delle piante, anche la Schefflera preferisce un terreno ben drenato, quindi cercate un vaso con dei fori da cui possa passare l’acqua, un sottovaso e della terra che dreni bene.
Annaffiare con regolarità e controllate che il terreno sia asciutto prima di annaffiare di nuovo… La schefflera non ama i ristagni.
Per quanto riguarda i fertilizzanti, non sono così necessari, ma se proprio ne sentite il bisogno, una volta al mese ( in estate)potete dare un fertilizzante diluito con acqua alla vostra pianta.

Se crescendo, la pianta dovesse diventare molto alta, potete sempre procurarvi un bastone ( tipo quelli verdi che si trovano nei vivai), per reggerla o sostenerla ed evitare che si pieghi e cresca storta.

Curiosità

La Schefflera oboricola è originaria delle foreste del Taiwan e può raggiungere un’altezza di 9 metri in natura e di 2-3 metri se coltivata in casa.
La schefflera actinophylla invece è originaria dell’Australia e in natura può raggiungere i 15 metri di altezza…
Entrambe le specie possono essere tossiche sia per i gatti che per i cani, quindi meglio tenerla lontani dai vostri animali domestici e viceversa


Dracaena marginata: l’albero del drago

La Dracaena marginata , più comunemente nota come albero del drago, è una pianta attraente con foglie verdi a forma di spada. Originario del Madagascar , l’accattivante albero spinoso è ideale se usata come pianta d’ingresso per i giardinieri domestici: è facile da curare, resistente alla siccità e quasi indistruttibile.
La pianta ha una crescita lenta, può essere piantata tutto l’anno e vanta piccoli fiori bianchi in primavera (anche se raramente fiorisce all’interno). Questo piccolo albero crescerà fino a circa 6 metri in climi caldi all’aperto, ma viene generalmente coltivato come pianta d’appartamento in vaso e mantenuto potato fino a 1 o 2 metri massimo.
Tenete l’albero del drago lontano dagli animali domestici perché è tossico per loro se ingerito.

Coltivazione

Grazie alla sua tolleranza a un’ampia gamma di temperature, gli alberi del drago sono molto apprezzati come grandi piante in vaso per case e uffici. Dovrebbero essere piantate in un terreno ben drenante e annaffiate regolarmente durante la stagione di crescita. Sebbene possano prosperare in una diversa varietà di condizioni di luce, sarebbe meglio farle crescere con una luce brillante indiretta .

Malattie comuni

Sebbene siano abbastanza resistenti alle malattie, gli alberi del drago sono suscettibili a squame , cocciniglie e tripidi.
Le cocciniglie sono facili da identificare poiché lasciano piccoli depositi appiccicosi e cotonosi sulle foglie dell’albero.
Le piante dell’albero del drago sono anche a rischio di un comune parassita delle piante: l’acaro . Tende a manifestarsi quando le temperature sono calde e l’aria è molto secca; tuttavia, gli acari sono molto difficili da vedere finché non hanno già danneggiato la pianta.

dragon festival during nighttime
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Curiosità e leggende

Secondo un’antica leggenda, una volta un drago dalle cento teste fu ucciso e dove scorreva il sangue rosso, crescevano centinaia di alberi che i locali all’epoca chiamavano alberi del drago.
Prima di tagliare il vostro albero del drago alla ricerca di questo sangue misterioso, sappiate che solo il D. Draco ha la resina rossa mentre la comune pianta d’appartamento D. Marginata no.

Anche il modo di crescere è un vantaggio perché la Dreacaena Marginata tende a rimanere piuttosto snella e alta anche dopo molti anni e ha ancora un bell’aspetto anche quando raggiunge la sua altezza massima indoor. Gli steli sono rigidi e robusti, quindi può anche sostenersi completamente senza alcun aiuto da parte vostra.
Probabilmente questa è una delle piante d’appartamento più economiche da acquistare e più facile da curare. Un altro vantaggio è che l’ albero del drago pulirà l’aria ed è particolarmente abile nel filtrare lo xilene e il tricloroetilene.


I colori e le specie dell’erythrina

L”erythrina comprende un centinaio di specie diverse, quasi tutte abituate a climi tropicali o subtropicali. E’ anche chiamata pianta corallo e si fa notare per i suo colori.
L’erythrina si adatta benissimo ai climi miti e ha poche specie, come la erythina christa-galli, che può resistere fino alle basse temperature.
Quasi tutti i continenti tropicali del mondo possiedono una specie di Erythrina, così come molte isole caraibiche o altre isole tropicali.
Anche le Galapagos e il Madagascar, ad esempio, hanno una loro specie di Erythrina.
I fiori della pianta corallo sono la maggiore attrativa per chi decide di coltivare questo tipo di albero. Hanno colori brillanti e forme stravaganti e sono di forte richiamo per i colibrì, una specie di uccelli, condsiderati tra i più piccoli al mondo.

Alcune specie

  • Erythrina x bidwillii o cappello del pompiere: è una specie ibrida dall’incrocio tra Erythrina crista ed Erythrina herbacea che ha un’eccellente tolleranza al freddo (-6/7° C). I fiori sono scarlatti e sbocciano alla fine della primavera, gran parte dell’estate e talvolta in autunno. I fiori si formano sparsi lungo una spiga di fiori. Le piante crescono fino a 4/5 metri di altezza. Poiché si tratta di ibridi sterili, non producono semi.
  • Erythrina coralloides: Questo nativo messicano è un albero a crescita bassa, orientato orizzontalmente con un tronco massiccio. . Alcune forme hanno fiori sia bianchi che rossi e sono alberi primaverili spettacolari quando sono in piena fioritura. In estate gli alberi sono foglie fitte mentre in inverno sono completamente ‘nudi’. La resistenza al freddo sembra scendere fino ai -6/7° C.
  • rythrina crista-galli : come suggerisce lo stesso, questo è un nativo sudamericano con una tolleranza al freddo buona (fino a circa 7° sotto lo zero). I fiori sono costituiti da singole strutture a forma di becco dal rosso-rosa al salmone in grandi grappoli. I fiori a forma di becco alla fine si aprono mentre i semi sono multicolori e molto facili da germinare. Come la maggior parte degli alberi di corallo, questa specie è abbastanza tollerante alla siccità. Questi sono alberi a crescita bassa molto densamente ramificati che non sono molto attraenti quando perdono le loro foglie in inverno.
     

Sambuco: la pianta dai poteri magici

Vi siete mai chiesti quali siano le caratteristiche principali, i metodi di coltivazione e le malattie tipiche del fiore di sambuco? In questo articolo vedremo questo e molte altre informazioni che potrebbero tornarvi utili.

La pianta di Sambuco originariamente nasce in Europa moltissimo tempo fa. I suoi legni venivano usati dagli antichi romani e la sua nascita risale al neolitico. Il Sambuco è una pianta commestibile ed aromatica, caratterizzata da piccole stelle bianche che sbocciano in primavera.

Metodologie di coltivazione

La pianta di Sambuco ama il sole, pertanto è consigliabile farla crescere in luoghi molto soleggiati per gran parte della giornata.
Essa cresce molto bene in terreni abbastanza umidi e calcarei, inoltre non ha bisogno di una continua innaffiatura, ma solamente ogni due settimane o quando il terreno si presenta completamente asciutto da molti giorni.

La moltiplicazione di questa pianta è molto facile e rapida. Essa può avvenire tramite seme o tramite propagazione per Talea.

Malattie e cure

Il Sambuco è una pianta molto resistente.

Doveste  riscontrare presenza di afidi e Cocciniglia ha bisogno di cure solamente se si vuole utilizzare come alimento e, in tal caso, necessita di prodotti per l’agricoltura biologica. In genere però se esso non viene utilizzato come alimento non bisogna intraprendere nessun tipo di cura perchè potrebbe danneggiare solamente il Sambuco e le altre piante nei paraggi.

Curiosità:

Come detto precedentemente la pianta di Sambuco aveva tantissimi utilizzi, veniva usata ad esempio dai romani e dai greci per costruire carri e attrezzi da lavoro. Inoltre molto tempo fa a questa pianta era stato attribuito un potere magico da cui poi deriva il suo ruolo nella famosissima saga di Harry Potter, secondo il quale le bacchette utilizzate erano costruite con questo materiale.

Miti, leggende e coltivazione dell’onopordum Illyricum

L’onopordo Maggiore ha un aspetto molto simile al Cardo, con le foglie alla base in rosetta grandi e robuste; è caratterizzata da uno scapo eretto e ricoperto da una lanugine di colore bianco. I fiori arrivano durante la stagione estiva e sono di colore rosa. Il frutto di questa pianta è una cipsela che presenta solchi che si sviluppano trasversalmente ed ha un pappo setoloso.
Questa pianta è diffusa soprattutto sul versante nord del bacino del Mediterraneo, in particolar modo in Portogallo, in Libano, in Corsica, in Sardegna e in Sicilia. Con il tempo l’Onopordum Illyricum è stato anche introdotto in California e in Australia. Generalmente cresce ai bordi delle strade e nei terreni incolti.

Coltivazione metodologie
La prima cosa da considerare per la coltivazione di questa pianta è il fatto che l’impollinazione ha luogo per mezzo di insetti; siamo dunque di fronte ad’impollinazione entomogama. Per la coltivazione, il consiglio è quello di preparare un semenzaio con l’arrivo della primavera e di aspettare a trapiantare le giovani piante fino a quando non avranno le giuste dimensioni.
Laddove la pianta cresce in modo spontaneo, non ha bisogno di grosse cure, a meno dell’accortezza di eliminare le parti secche di tanto in tanto.
In linea di massima, le piante di specie alimurgiche spontanee non hanno bisogno di particolari cure: è madre naturala a fare tutto il necessario per farle crescere forti e vigorose.

Dell’Onopordum Illyricum si raccoglie soprattutto il cespo delle foglie alla base e l’infiorescenza non matura. Per raccogliere il cespo è bene munirsi di una piccola zappetta.

Malattie e cure

Essendo una pianta selvatica, l’Onopordo Maggiore non è particolarmente soggetto a parassiti e malattie. Si tratta infatti di una specie molto resistente che, come detto, non necessita di particolari attenzioni.

Curiosità

Anticamente, questa pianta era considerata un valido test per le nozze. Le ragazze di Milo, la località etnea, usavano le infiorescenze dell’Onopordo Maggiore per capire se le proprie nozze fossero o meno imminenti. In particolare, questa usanza era tipica del giorno di San Giovanni: le ragazze nubili andavano a raccogliere la pianta, troncavano un’infiorescenza (meglio se non matura) e la sotterravano in un luogo conosciuto solo a loro. Il giorno dopo dissotterravano la pianta, la schiacciavano ed esaminavano il colore dei fiori: se i fiori erano colorati, allora il matrimonio era vicino; se, al contrario, i fiori erano bianchi, allora il giorno delle nozze era ancora lontano.
Un’altra piccola curiosità riguarda i suoi nomi. Questa pianta è infatti conosciuta anche con il nome Trummazzi, ovvero trombe. Questo nominativo dipende dal fatto che quando le infiorescenze e i fiori si seccano assumono un aspetto molto simile alle trombe.
L’Onopordum Illyricum può essere chiamato anche Cardo Asinino, un nome che deriva dai suoi presunti effetti carminativi che, secondo gli antichi, aveva sugli asini.

Arum italicum ( cigaro chiaro): la pianta che allontana gli spiriti maligni

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Arum italicum ( cigaro chiaro): la pianta che allontana gli spiriti maligni

Nella botanica è conosciuta con il nome Arum Italicum, anche se comunemente questa pianta viene chiamata calla selvatica o gigaro. Stiamo parlando di una pianta erbacea velenosa che non raramente viene utilizzata come ornamento sia in giardino che in vaso. Vediamo insieme tutto ciò che c’è da sapere su questa particolare pianta.

L’Arum Italicum appartiene alla famiglia delle Araceae ed è una pianta rustica di origine europea; si diffonde moltissimo allo stato selvatico nei luoghi incolti, ma anche a bordo strada o negli orti. Trattandosi di una pianta perenne, anche il Gigaro, proprio come la calla, ha una radice robusta e rizomatosa che si presenta di colore marrone chiaro. Questa pianta ha uno sviluppo in altezza che mediamente si aggira attorno ai 40 cm e con il passare del tempo si manifesta con cespugli larghi e densi.

Le foglie nascono da un picciolo coriaceo che in genere si sviluppa con una lunghezza di 20 cm; sono lucide e di colore verde molto intenso e spesso manifestano macchie bianche. È durante la stagione autunnale che le foglie nascono dal tubero, mentre in estate si seccano completamente. Una piccola particolarità riguarda la dimensione delle foglie: quelle più interne sono sempre più lunghe di quelle esterne.

La lamina delle foglie è tribolata e si presenta con margini ondulati e lisci. Durante la stagione primaverile compaiono degli steli formosi tra le foglie di questa pianta; gli steli si presentano con una infiorescenza a spata di colore tendenzialmente verde – bianco che si concludono con un apice giallo. Da qui nascono dei piccoli fiori bianchi.

L’Arum Italicum fiorisce durante la stagione primaverile. I fiori fecondati e uniti in spighe terminali danno origine ai frutti di questa pianta, che non sono altro che piccole bacche dall’aspetto lucido e di forma sferica. Inizialmente le bacche si presentano di colore verde, per poi trasformarsi in bellissime bacche arancio – rosse. Attenzione, perché le bacche di questa pianta sono velenose.

Coltivazione metodologie

Dal punto di vista dell’esposizione, l’Arum Italicum predilige ambienti ombrosi o al massimo semi ombreggiati. Il Gigaro non è una pianta che teme il freddo e le basse temperature. Per coltivare questa pianta è bene utilizzare un terreno soffice, drenato e ricco di sostanze organiche.
L’annaffiatura di questa pianta non è particolarmente faticosa: l’Arum Italicum, infatti, è una pianta che si accontenta della pioggia e che dunque non va annaffiata con frequenza. L’unica accortezza da avere sotto questo punto di vista è durante le stagioni calde, soprattutto nei periodi in cui piove poco.
Per la concimazione il consiglio è quello di somministrare durante la stagione primaverile un concime per piante da fiore in forma liquida o un concime granulare a lento rilascio.

Malattie e cure

Essendo una pianta rustica e selvatica, l’Arum Italicum non teme molti parassiti. Al contrario, è molto soggetta ai ristagni d’acqua che, a lungo andare, possono far marcire le radici. In ogni caso, ci sono due parassiti da tenere sotto controllo: la cocciniglia cotonosa e il ragnetto rosso.
Per eliminare questi due parassiti, il consiglio è quello di avvalersi di un batuffolo di cotone con alcool e acqua; nei casi più gravi, invece, è opportuno acquistare un antiparassitario naturale.

Curiosità

Il nome scientifico Arum deriva dal greco Aron che significa calore. La scelta del nome non è casuale: questa pianta, infatti, quando è in piena fioritura riesce a emettere calore. La parola Italicum, invece, deriva dalla località dei sui primi ritrovamenti.

Come molte piante, anche l‘Arum Italicum ha una storia di simbologia e superstizione. In Abruzzo, ad esempio, la tradizione afferma che il Gigaro sia in grado di tenere lontani gli spiriti maligni, di proteggere i bambini appena nati e di donare amore ai più sfortunati.

Anticamente si utilizzava l’amido estratto dalle sue radici per inamidare i tessuti. Il rizoma di questa pianta veniva utilizzato anche in medicina per le sue proprietà benefiche, in particolare per le proprietà purgative ed espettoranti.
Ricordiamo che si tratta di una pianta velenosa: l’ingestione delle bacche può essere molto pericolosa, in particolar modo nei bambini.

Tutto quello che dovete sapere sulla Tulbaghia violacea

Originaria del Sudafrica, la Tulbaghia violacea è una pianta rustica dal portamento cespuglioso.
La pianta appartiene alla famiglia delle Alliaceae ed è molto simile all’erba cipollina e all’aglio. Le sua foglie sono strette e lunghe, i suoi fiori sono viola e di piccole dimensioni. Sia gli steli che le foglie sono utilizzati anche in cucina e il suo aroma particolarmente deciso può essere utilizzato come surrogato dell’aglio.

È una pianta sempreverde, anche se in inverno le foglie tendono a diventare gialle e secche, per questo è consigliabile effettuare una potatura a fine inverno.

Coltivazione

La tulbaghia violacea è una pianta facilmente coltivabile, poco esigente e non necessita di particolare manutenzione. Può essere coltivata di due modi, ovvero:

1- Coltivazione in vaso, ideale quindi per arredare balconi e terrazze oltre che eventuali altre zone della casa in cui si vuole creare un angolo dedicato alle piante.

2- Coltivazione in piena terra, il metodo perfetto per migliorare l’estetica del proprio giardino. Il suo aroma sarà in grado di propagarsi per tutto lo spazio circostante. Può essere utilizzata anche per formare una siepe bassa arrivando ad un’altezza massima di circa 60 centimetri..

La Tulbaghia violacea si adatta poco alle temperature basse e teme soprattutto il gelo. In caso di coltivazione in vaso è bene ripararla nei periodi in cui il freddo è più deciso e sono frequenti le gelate notturne.
Inoltre la pianta predilige luoghi soleggiati, quindi va posizionata in uno spazio in cui possa ricevere la luce del sole per diverse ore al giorno.
Si adatta bene ad ogni tipo di terreno, ma è fondamentale che questo sia ben drenato. Se coltivata in piena terra si accontenta dell’acqua piovana, se invece viene coltivata in vaso deve essere annaffiata ogni 15 giorni. Meglio non abbondare con le innaffiature, troppa acqua può compromettere la fioritura.
Come detto, dunque, non necessita di troppa manutenzione. L’unico accorgimento è quello di utilizzare del concime granulare, una volta all’anno.

Malattie e parassiti

Resiste piuttosto bene agli attacchi della cocciniglia e degli afidi. Ma se il terreno non è drenato a dovere può portare le radici a marcire, pertanto è fondamentale evitare assolutamente ristagni idrici.

Curiosità

La tulbaghia è fonte di attrazione per le farfalle, ed è ottimale per creare un giardino con un impatto visivo notevole.
I suoi fiori e le foglie vengono utilizzati anche in cucina, ad esempio nella preparazione di insalate, possono sostituire l’aglio o l’erba cipollina.
Svolge una funzione molto utile contro zanzare, pulci e zecche ed è ideale per l’impollinazione delle falene.
Un’ultima curiosità, in alcune parti del mondo la tulbaghia viene addirittura utilizzata come afrodisiaco.

Kalmia: caratteristiche, cure e curiosità

Arricchire il proprio giardino con la Kalmia è un’idea originale, peraltro, anche funzionale: si tratta di una pianta perenne ed ornamentale che permette di ricreare degli scenari davvero suggestivi grazie alle dimensioni e ai colori dei fiori. In particolare, la Kalmia è una pianta acidofila sempreverde che fa parte della famiglia delle ericacee, proveniente da alcuni territori del Nord America. La Kalmia è molto apprezzata per foglie che si presentano di colore verde scuro e che hanno una forma affusolata, per certi versi ovale. Tra l’altro, si sviluppa formando degli arbusti dalle dimensioni notevoli e con una serie di rami capaci di coprire spazi importanti. L’ideale è giocare al meglio con queste sue caratteristiche per ottenere una vera e propria scenografia all’interno del giardino, anche in virtù dei fiori che sono raggruppati in grappoli di colorazione che può andare dal rosa fino al bianco. Cosa interessante dal punto di vista estetico è che questi fiori presentano all’interno una sorta di segmenti che li fanno apparire come se fossero stati ricamati con grande maestria.

Metodologie di coltivazione

La coltivazione della kalmia è piuttosto semplice, l’importante e posizionarla in una zona specifica per poter soddisfare le sue caratteristiche. Essendo originaria delle zone settentrionali dell’America, necessita di uno spazio verde in cui le temperature non siano eccessive, altrimenti si rischia di farle ustionare nel giro di pochi giorni. Sono adatte soprattutto a zone in cui le temperature durante il periodo estivo non sono eccessive, mentre non rappresenta un problema per gli inverni gelidi. Da un punto di vista del terreno bisogna scegliere una zona in cui ci sia un ph acido almeno pari a 6,5 e ben drenato. Se si vuole coltivare questa pianta in vaso per posizionarla sul terrazzo, magari sul balcone, si può scegliere un terriccio universale in abbinamento con la torba e della pietra di pomice. L’unico aspetto che bisogna soddisfare assolutamente nella coltivazione è quello di prevedere annaffiature abbastanza frequenti, soprattutto durante i mesi primaverili e estivi. Bisogna fare anche molta attenzione nel periodo della fioritura: il consiglio è quello di preferire quando possibile acqua piovana oppure acqua distillata. Per quanto concerne la concimazione durante il periodo estivo bisogna prevedere un concime liquido almeno una volta ogni tre settimane che va diluito con dell’acqua durante le annaffiature.

Malattie e cure

Come tante altre tipologie di piante anche la Kalmia purtroppo deve fare i conti con diversi parassiti e patologie: può essere attaccata da una malattia conosciuta come mal bianco in cui sulle foglie si vedono delle polveri di colore biancastro che hanno quale principale conseguenza quella di compromettere la crescita. Può fare i conti anche con il marciume radicale che comporta la morte per asfissia e l’ingiallimento delle foglie causato da un terreno a ph molto acido. Le cure più adeguate per evitare tutto questo prevedono durante il periodo invernale la protezione della parte bassa della pianta con della pacciamatura di paglia. Se, invece, ci si rende conto che le foglie stanno ingiallendo, bisogna provvedere ad inserire nel terreno una soluzione di solfato di ferro, scegliendo sempre l’acqua piovana per l’annaffiatura.

Curiosità

Tra le curiosità legate alla Kalmia occorre sottolineare che si tratta di una pianta velenosa e tossica sia per l’uomo che per gli animali. Insomma, bisogna evitare che in qualche modo possa essere ingerita.

Protea Cynaroides:il fiore simbolo del Sud Africa

La Protea Cynaroides è originaria dell’Africa, un Continente in cui le caratteristiche sono ben differenti dal punto di vista climatico rispetto a quelle presenti in Italia, ci possono essere delle difficoltà nella coltivazione in giardino oppure anche all’interno del vaso. Innanzitutto, con il passare del tempo gli arbusti hanno una tendenza nello svuotarsi nella parte inferiore, il che significa meno fiori. Per evitare che questo avvenga, bisogna fare molta attenzione, in particolare occuparsi di una potatura che deve essere seguita fino al terreno. In questo modo si stimola la pianta nel produrre ramificazioni nuove e che soprattutto saranno più vigorose. Arrivando da un clima molto afoso nel quale per lunghe ore del giorno c’è l’esposizione al sole, la Protea Cynaroides richiede un ambiente ben soleggiato. Tuttavia, questo non significa che soffra particolarmente i periodi invernali a patto che le temperature non scendano sotto lo zero. Se si sta coltivando la Protea Cynaroides in una zona in cui normalmente durante l’inverno la temperatura scende al di sotto di questo limite, bisogna proteggerla con un telo o qualcosa che possa mantenere una temperatura leggermente più alta. Una soluzione ottimale potrebbe essere quella di ripararla in una serra durante il periodo invernale. Altra caratteristica che deve essere tenuta in considerazione per coltivare al meglio la pianta, è quella di procedere con un’innaffiatura molto sostenuta dal periodo primaverile fino a quello autunnale. Bisogna innaffiare regolarmente facendo però attenzione a non esagerare, in particolare il terreno deve sempre rimanere ben asciutto. Durante gli altri periodi dell’anno non è necessario alcun ulteriore accorgimento in quanto sono sufficienti le piogge. Infine per quanto riguarda il terreno, meglio piantare la Protea Cynaroides in una zona caratterizzata da terreni asciutti e ben drenati. Nel caso di coltivazione in vaso bisogna ottenere un terreno con alte percentuali di sabbia e di pietra pomice.

Malattie e cure

In virtù delle sue caratteristiche questa pianta non viene quasi mai attaccata da parassiti per cui sono molto rare le malattie.

Curiosità

Tra le più interessanti curiosità legate alla Protea Cynaroides, c’è quella relativa all’origine del nome. Infatti la pianta fu studiata e catalogata per la prima volta nel 1735 da Linneo il quale fu ispirato nella scelta del nome dal famoso dio greco Proteo. Il motivo per il quale scelse questo nome è legato al mito di Prometeo che era il figlio di Poseidone, dio del mare. Proteo era capace di cambiare la propria forma e di trasformarsi in ogni cosa. Linneo, studiando questa capacità da parte della pianta di cambiare il suo aspetto primordiale fino al momento in cui fiorisce, decise di chiamarla Protea.

Oenothera: il prosciutto dei giardinieri

I fiori commestibili possono essere considerati dei gustosi, salutari e bellissimi condimenti per i propri piatti. E allora perché non provare a coltivarli nel proprio giardino o terrazzo come qualsiasi pianta utile in cucina? Fanno parte del genere Oenothera più di 125 specie, ma tra le più diffuse e interessanti la Oenothera biennis è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Onagraceae. Ha numerosi nomi volgari con cui forse è maggiormente conosciuta tra cui Bella di notte, Enagra, Rapunzia, Erba asinina, Primula della sera e “prosciutto dei giardinieri”. È una pianta originaria del Nord America che è giunta in Europa nel 1600 come pianta ornamentale e solo in seguito come pianta commestibile. Come dice il nome stesso, la Oenothera biennis è una pianta che si sviluppa in due anni: durante il primo anno produce le foglie basali con la classica disposizione a rosetta, nel secondo anno si sviluppa un fusto eretto (fino a 150 cm) e poco ramificato. Le foglie basali, oblunghe e ovali, sono puntinate di piccole macchiette rosse, mentre le foglie del fusto, oblunghe e alterne, sono a forma di lancia con un margine irregolarmente dentellato. I fiori, riuniti nella parte apicale, sono grandi (3 o 4 cm di diametro), solitari, di un bel giallo acceso e con quattro petali. Il fusto è semplice, robusto e con molte foglie, mentre le radici sono grosse e carnose.

La Oenothera biennis cresce spontaneamente nei luoghi incolti e aridi, nei terreni sabbiosi o di tipo alluvionale, da zone di pianura a montagne fino a 1200 m. Per quanto riguarda la sua coltivazione, ha bisogno di un terreno umido, ben drenato e formato da torba mista a sabbia. La concimazione deve avvenire solo se necessaria con un concime granulare a lento rilascio ogni 3 o 4 mesi. L’esposizione deve essere in pieno sole e al riparo dal freddo. La Oenothera va annaffiata con regolarità, specialmente durante la sua crescita. La sua moltiplicazione avviene per seme, che deve essere raccolto con tutto il frutto dopo la fioritura della pianta; i semi devono essere piantati in buche profonde nel mese di aprile.

È una pianta resistente ai parassiti animali, ma teme il marciume delle radici causato dal ristagno d’acqua.

Nel linguaggio dei fiori la Oenothera biennis significa volubilità e incostanza. La differenza rispetto ad altre piante edibili è che della Oenothera biennis non si butta via niente: non solo i fiori sono commestibili, ma lo è l’intera pianta. Le radici possono essere lessate e consumate in insalata o in umido oppure essere assunte sotto forma di infuso contro la pertosse grazie alle sue componenti (mucillagini, tannini e sali minerali). L’olio di Oenothera, ottenuto dai semi, ha invece un’azione antinfiammatoria ed è in grado di dare risultati nei trattamenti di alcuni problemi dermatologici (acne, orticaria, psoriasi, dermatite atopica); è di aiuto in malattie come l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla, ma anche nella sindrome premestruale e nell’asma. Inoltre, grazie al suo potere elasticizzante, è fortemente usato anche nella cosmetica. A loro volta, i fiori possono essere assunti sotto forma di decotto o infuso e, grazie alle loro componenti (mucillagini, cere e pigmenti gialli), hanno proprietà sedative in caso di tosse e pertosse.

Gli inglesi chiamano questa pianta “Evening primrose” perché i suoi fiori si aprono di sera e rimangono aperti per le due notti successive. Un po’ meno romanticamente gli Indiani d’America strofinavano le radici di questa pianta sulle loro calzature per impedire agli animali di percepire l’odore dell’uomo.