Viburnum opulus: palla di neve

Il Viburnum opulus è un arbusto adatto alla coltivazione nei giardini boschivi con grandi fiori bianchi a forma di pizzo dalla tarda primavera all’inizio dell’estate,che sviluppa grappoli di piccoli frutti rossi in autunno.
Il Viburnum opulus attira api, insetti utili, uccellini e altri impollinatori. Ha fiori ricchi di nettare e polline, fornisce riparo e habitat e ha semi per uccelli.

Coltivazione

L’albero delle palle di neve è una pianta a bassa manutenzione e anche i meno esperti saranno in grado di coltivarlo con buoni risultati.
La posizione più favorevole in cui collocarlo è soleggiata o semi ombreggiata. Non scegliete un posto in cui ci sia luce solare diretta né il sole cocente di mezzogiorno.
Il terreno deve essere ben drenante, argilloso e ricco di nutrienti se possibile.
L’irrigazione dipende molto dal clima e dal periodo dell’anno. E’ chiaro che i periodi più caldi e con più ore di sole necessiteranno anche di maggiore apporto d’acqua.
Al contrario dovrete diminuire o cessare l’irrigazione quando sarà più freddo.

Malattie e parassiti

Il viburnum opulus non è relativamente soggetto a malattie. Solo una quantità insufficiente o eccessiva di umidità può far diventare marroni le foglie. In questo caso regolatevi con la quantità d’acqua che state somministrando alla vostra pianta.
Se vedete scolorire le foglie e non vedete più fiori sbocciare per un lungo periodo, non è da escludere che il vostro V.O possa avere i pidocchi delle piante.

Curiosità, Simbolismo e leggende

La maggior parte delle piante di Viburnum opulus è leggermente tossica, ma alcune producono anche bacche commestibili.
I fiori sono, in genere, di un bianco brillante. Ciò significa che questi fiori condividono il simbolismo cromatico generale di innocenza, purezza e calma.

È meglio conosciuto come uno dei simboli tradizionali dell’Ucraina, con essa profondamente intrecciato nel folklore del Paese.
La sua importanza come simbolo risale alla storia pagana del Paese. Le bacche rosso vivo erano legate al fuoco immortale che illuminava i corpi celesti come il sole e le stelle.
Secondo la tradizione e le leggende ucraine, Kalyna, ovvero il Viburno, è una pianta che cresce solamente vicino alle persone buone e aiuta a proteggere le generazioni future dal male.

Adonis Annua, fiore d’adone: il fiore dei ricordi dolorosi

L’Adonis annua era considerata un tempo un’erbaccia associata spesso ai paesaggi agricoli, ma col passare del tempo e lo sviluppo di pratiche agricole intensive è finito per scomparire gradualmente.
Questo delicato fiore rosso si manifesta come fiore selvatico sopra i 1300 m di altitudini, su campi incolti e abbandonati o nei bordi delle strade.

Utilizzi e benefici

Tutte le parti dell’adonis annua, radice esclusa, sono usate a scopo erboristico/medicale.
E’ considerata una pianta molto velenosa ed è usata per malattie cardiache tra cui insufficienza cardiaca lieve, battito cardiaco irregolare e altri disturbi legati al cuore.
L‘a. a. è anche usata per crampi, febbre e disturbi mestruali. Può rallentare e rafforzare il battito cardiaco, facendolo pompare il sangue in modo più efficiente.

Il fiore d’adone presenta alcuni effetti collaterali e va utilizzato sotto diretto controllo medico!
È altamente velenoso e può causare effetti collaterali come nausea, vomito e ritmo cardiaco irregolare.

Significato e linguaggio dei fiori

Il nome comune, Adonis, deriva dall’antica giovinezza greca il cui sangue colorava il fiore che porta il suo nome. Significato nel linguaggio dei fiori: ricordi dolorosi.

Maggiociondolo: l’albero della pioggia dorata

Un albero di maggiociondolo in fiore è uno spettacolo bellissimo: un’esplosione di fiori giallo oro gocciolanti a maggio è davvero glorioso. Il maggiociondolo è anche conosciuto come l’albero della pioggia dorata o albero della catena d’oro, grazie alle sue fioriture pendenti. Anche il fogliame è attraente: fine e diviso in foglioline ovali.

I maggiociondoli possono essere coltivati ​​​​come piccoli alberi autoportanti o cresciuti su un pergolato, un arco o una passerella, che mettono in mostra i grappoli di fiori penduli .
Tradizionalmente i maggiociondoli venivano piantati in giardini più grandi, ma ci sono nuove varietà che si adattano a giardini e contenitori più piccoli.
I maggiociondoli sono decidui, il che significa che perdono le foglie in autunno, con fogliame fresco che appare la primavera successiva.
Sono a crescita rapida, con una crescita di circa 40 cm all’anno.

Tutte le parti del maggiociondolo, in particolare i semi, sono tossiche per l’uomo e gli animali se ingerite: quindi tenete i bambini e gli animali domestici lontani dal vostro albero.

Coltivazione

I maggiociondoli sono facili da coltivare, a condizione che si trovino un luogo soleggiato e un terreno umido e ben drenato. Sono alberi a bassa manutenzione che necessitano di potatura solo se sono fuori forma e non necessitano di particolare irrigazione o alimentazione.
Come con la maggior parte degli alberi, piantate il maggiociondolo in autunno o in inverno. Scavate una grande buca che sia più larga della zolla e della stessa profondità. Aggiungete compost da giardino nella buca . Riempite con terriccio da giardino e annaffiate. Infine pacciamate con compost da giardino.

Parassiti e malattie

La peronospora e la macchia fogliare sono potenziali malattie da tenere d’occhio per il maggiociondolo. Potete usare pray per afidi e cocciniglie secondo necessità. Il marciume radicale è anche comunemente visto quando il maggiociondolo non si trova in un terreno ben drenante.

Significato e linguaggio dei fiori

Nel linguaggio dei fiori il maggiociondolo simboleggia la bellezza abbandonata e pensierosa

Canna indica: il fiore della gloria e del potere

La Canna Indica è una specie esotica appartenente alla famiglia delle Cannaceae. I fiori, che assumono le sfumature più delicate del giallo e le più intense del rosso, conferiscono alla pianta un aspetto molto elegante.
Quando si parla infatti di piante ornamentali da utilizzare per la realizzazione di grandi aiuole e raffinate bordure, questa che è la specie più conosciuta e diffusa del genere.
La Canna Indica è una bulbosa originaria dell’America tropicale e subtropicale e ha una crescita molto rapida con fiori splendidamente luminosi e spesso screziati.
Piantare la specie Indica nel vostro giardino significa portare a casa un po’ dei tropici. Le foglie della canna o canna fiorita (come è anche nota la specie di cui stiamo parlando) avvolgono gli alti steli, creando una spirale molto particolare. Possono raggiungere i 60-80 cm di altezza e sviluppare più di 20 cm di larghezza.

Coltivazione

Coltivare la C.I. non è affatto impossibile. Con pochissime cure è possibile ottenere esemplari dalla straordinaria fioritura. La Canna Indica cresce bene nelle regioni con clima mite. Ma ponendola in posizioni riparate e con la giusta esposizione ai raggi solari può essere coltivata anche nelle regioni con clima meno favorevole. È una specie di origine tropicale, ma ciò non significa che la coltivazione a latitudini diverse sia impraticabile.

I tuberi vanno messi a dimora durante la primavera, quando il periodo freddo è passato. La buca da scavare deve avere una profondità compresa tra 7 cm e 15 cm. Una volta completata questa prima operazione, si può passare alla fase che prevede il riempimento della buca: è meglio aggiungere una piccola parte di sabbia al terreno scavato e lavorato. In questo modo il drenaggio sarà migliore, evitando pericolosi ristagni d’acqua.

Coltivazione in vaso

Per coltivare la Canna Indica in vaso, si consiglia di procurarsi contenitori con un diametro di almeno 25 cm. Un vaso di queste dimensioni può ospitare una sola pianta. Per piantare più esemplari ravvicinati, è meglio optare per vasche grandi e lunghe o grandi fioriere. È una specie a crescita rapida che ha bisogno di molto spazio, quindi è meglio evitare di disporre i rizomi a distanza ravvicinata. Lo spazio minimo da lasciare è di circa 25 cm. Il rinvaso deve essere effettuato ogni anno. Poiché i tuberi devono essere ripiantati dopo la fredda pausa invernale.

Significato e simbologia

Il nome generico deriva dalla parola greca “kanna” , che significa “canna” , che si riferisce ad una “pianta simile a una canna”.
Il nome comune deriva dal suo fogliame tropicale e dai fiori esotici che ricordano i gigli. Nonostante il loro nome comune, non sono affatto dei veri gigli.
Questi fiori esotici sono associati alla gloria e al potere , ma rappresentano anche la bellezza e la perfezione.

Clianthus, artiglio di aragosta: il fiore dell’egoismo.

I Clianthus sono arbusti sempreverdi noti principalmente per i loro fiori a forma di artiglio o becco che fioriscono in primavera e in estate, da cui il nome comune di becco di pappagallo o artiglio di aragosta. I fiori sono molto distintivi e insoliti. Sono originari della Nuova Zelanda e sono considerati in via di estinzione in natura. I Clianthus si adattano bene ai giardini costieri o a uno stile di giardino subtropicale. Il Clianthus potrebbe crescere fino a un’altezza e una diffusione approssimativa di 2,5-4 m.

Coltivazione

I Clianthus crescono meglio se piantati in un terreno ben drenato di terriccio o sabbia con un equilibrio di pH neutro, acido o alcalino. Vanno posizionati in una zona riparata di pieno sole. In alternativa, possono essere coltivati in una serra fresca o in un giardino protetto.
Proteggeli durante i periodi più freddi acon uno spesso strato di pacciame che protegga le radici delle piante. All’inizio dell’estate dopo la fioritura, rimuovete i rami secchi e tagliate i germogli fioriti fino a un terzo per stabilire il quadro di fioritura dell’anno successivo.

Linguaggio dei fiori

Nel linguaggio dei fiori il Clianthus rappresenta egoismo e mondanità.

Facelia: il fiore simbolo di armonia e coraggio

Pianta utilizzata anche per scopi ornamentali, la Facelia è particolarmente indicata per fertilizzare il terreno e per la produzione di miele. in questo articolo andremo ad approfondire in maniera specifica tutti gli aspetti di questa bellissima pianta.

La Facelia è una pianta annuale facente parte della famiglia Hydrophyllaceae ed è di origini messicane e californiane.
Dotata di un appartato radicale piuttosto profondo ed un portamento eretto che le fa raggiungere un’altezza di circa 1 metro.
I suoi fusti sono cavi, di colore verde intenso e ricoperti da una peluria molto fitta, mentre le foglie, anch’esse ricoperte di peluria, sono dentate e ricordano quelle del Tanaceto.
La Facelia produce dei bellissimi fiori utilizzati anche come fiori recisi, hanno la forma di spirale ed un colore blu-violetto. Attirano api e molti altri insetti Sirfidi. Inoltre i frutti hanno potenti capacità germinative, infatti quando cadono a terra sono in grado di generare nuove piante.
Si tratta di una pianta mellifera, quindi ideale per le api, questo per la sua fioritura e l’abbondante presenza di polline. Oltretutto le api trovano qui nutrimento anche in estate, quando solitamente molte altre piante sono già sfiorite.
La facelia viene anche utilizzata come diserbante naturale, perché in grado di rilasciare sostanze che evitano il cresce di nuove erbe infestanti ed è particolarmente utilizzata per l’agricoltura biologica, perché attira su di sé insetti Sirfidi utili contro gli afidi.

Come coltivarla

La Facelia si adatta facilmente nei luoghi luminosi, dove il sole batte per diverse ore ogni giorno. La sua resistenza al freddo è piuttosto buona nei primi mesi di sviluppo, ma tende a soffrire il gelo quando la pianta è più sviluppata. Il suo ciclo termina in inverno, quando la pianta diventa secca e quindi muore.
Deve essere piantata in un terreno preferibilmente ben drenato, anche se in generale  riesce ad adattarsi abbastanza facilmente anche in altri tipi di terreni.

Non necessita di irrigazioni regolari visto che  può bastare l’acqua piovana, ma in caso di lunghi periodi di siccità va comunque annaffiata regolarmente. Inoltre non ha bisogno di essere concimata, infatti sfrutta i nutrienti presenti nel terreno.

Per quanto riguarda la riproduzione, la Facelia va seminata verso la fine di febbraio nelle zone in cui il clima è mite, mentre è consigliabile seminarla in primavera nelle zone più fredde, come ad esempio nel Nord Italia.
I semi vanno interrati a circa 5 centimetri di profondità, in un terreno ben drenato, dopo circa 50 giorni dalla semina produrranno i fiori per circa due mesi.

Malattie e cure

La pianta è ben resistente a malattie e parassiti. Può essere però che le sue foglie assumano un colore tendente al nero a causa di un fungo.
Non necessita di cure particolari, vanno solamente estirpate le piante infette per evitare che queste si possano diffondere e vadano a rovinare anche le piante vicine.

Curiosità

La Facelia è considerata un simbolo di armonia e coraggio e, grazie al colore dei suoi fiori, viene spesso utilizzata anche come pianta ornamentale per la sua bellezza che dona un tocco di grande stile a tutto l’ambiente.

Xerantemum: il fiore immortale ed eterno

Arricchire il proprio giardino con piante poco conosciute ha un duplice aspetto: rinnovare angoli anonimi e stupire sé stessi e gli ospiti. Particolarmente adatta per il giardinaggio e per la creazione di prati fioriti è la specie Xeranthemum annuum, pianta poco conosciuta ma di particolare bellezza, appartenente alla famiglia delle Asteraceae e originaria dell’Europa dell’Est. Addirittura, questa varietà di pianta è stata anche definita come varietà rara e antica, quindi la sua coltivazione è essenziale per la conservazione di tale varietà tradizionale. La Xeranthemum annuum è una pianta erbacea annuale. I fiori, estremamente durevoli, sono piuttosto piccoli, di colore di tutte le tonalità di rosa e bianco e assomigliano a margherite. Gli steli possono raggiungere anche 60-90 cm di altezza.

La Xeranthemum annuum necessita di una precoltura all’interno dell’abitazione: i semi devono essere sistemati in piccoli vasi a circa 20°C di temperatura tre settimane prima dell’ultima gelata primaverile. La loro germinazione avviene in due settimane. Le piccole piantine prodotte dai semi possono essere quindi trasferite in esterno (ovviamente se è passato il rischio di gelate) e posizionate a circa 20 cm l’una dall’altra. In questo modo fioriscono in estate, da giugno ad agosto. È anche possibile evitare il passaggio di precoltura in casa e seminare direttamente in esterno nei mesi di marzo, aprile e maggio, ma in questo caso la fioritura avviene da fine agosto a inizio autunno. L’esposizione ottimale per le piante di Xeranthemum annuum è in pieno sole; il terreno ideale deve essere arido, fresco e poroso, mentre l’annaffiatura ridotta.

Non ci sono testimonianze di particolari malattie che colpiscono questa pianta. Risente comunque di un terreno troppo bagnato e del ristagno d’acqua.

Nel linguaggio dei fiori il significato di Xeranthemum annuum è immortale e potrebbe facilmente rappresentare un’amicizia costante. Infatti, se usato in piccoli mazzolini di fiori, la tradizione vuole che il suo significato sia “immortale ed eterno”. I fiori di questa pianta sono particolarmente belli anche quando sono essiccati quindi vengono utilizzati per composizioni floreali o altri prodotti di artigianato. Per procedere all’essicazione è necessario tagliare gli steli con i fiori ancora aperti o schiusi da poco (a seconda del gusto personale) e appenderli capovolti in un luogo protetto, ombreggiato e arioso. I fiori di Xeranthemum, insieme ad altre piante come mirto, narciso, agave, ginepro, lavanda, timo, salvia e origano, sono l’ideale per lo xeriscaping in versione mediterranea. Cosa si intende per xeriscaping? È una tendenza innovativa ed eco sostenibile, originaria delle zone aride degli Stati Uniti occidentali, che prevede la progettazione e realizzazione di giardini o interi paesaggi che non necessitano di essere particolarmente irrigati.

Kolkwitzia: il fiore della tenerezza materna

Non è semplice cercare di abbellire il proprio giardino o terrazzo senza imbattersi nelle “solite” piante. Il suggerimento è d’inserire nel progetto una o più piante di Kolkwitzia amabilis, meravigliosa in terra, in grandi vasi e come inusuale siepe di recinzione. La Kolkwitzia (nome scientifico Linnaea amabilis) proviene dalla Cina ed è un arbusto perenne caducifoglie che fa parte della famiglia delle Caprifoliaceae. La Kolkwitzia amabilis ha grandezza media (2-3 m di altezza) e solitamente ha forma tondeggiante. La sua fioritura, appariscente e abbondante, avviene in maggio o giugno (a seconda delle fasce climatiche) e dura alcune settimane. I fiori sono riuniti in grappoli e sono a forma di piccoli imbuti, di colore bianco o rosa tenue con parte centrale di colore giallo dorato. Il fusto è corto e molto ramificato. Le foglie, con margini leggermente ondulati, sono verde scuro sulla pagina superiore e più chiaro su quella inferiore e, in autunno, prima della caduta diventano di colore giallo-oro.

La coltivazione di Kolkwitzia è piuttosto semplice: l’arbusto si pianta in ottobre-novembre oppure in marzo in un terreno ben drenato, ricco di materia organica e argilla. È necessario quindi trattare preventivamente il terreno aggiungendovi terriccio universale, sabbia e un po’ di concime organico o humus. La sua esposizione migliore è in pieno sole o parzialmente in ombra e al riparo dal vento che può causare indebolimento fino a compromettere la salute della pianta. La Kolkwitzia non teme le basse temperature, anzi, la sua coltivazione può avvenire in zone dal rigido clima invernale. Durante la fase giovanile le piante richiedono annaffiature frequenti, ma non troppo abbondanti per mantenere umido il terreno; durante la fioritura le piante hanno bisogno di annaffiature regolari, mentre durante il resto della stagione vegetativa le annaffiature devono essere più sporadiche. La concimazione può essere a lenta cessione, cioè usando il concime granulare ogni 3-4 mesi oppure usando stallatico alla fine dell’inverno. In primavera predilige concimi ricchi di azoto, fosforo e potassio per favorire la nuova vegetazione di fiori. Allo scopo di mantenere ogni anno un arbusto dalla forma armonica, in seguito alla fioritura è utile una profonda potatura di circa un terzo della lunghezza dei fusti.

La moltiplicazione si può effettuare per divisione dei cespi o per talea. La divisione dei cespi, da effettuare in autunno, permette di moltiplicare le piante perenni in piante già autonome. Cespi con radici già ben sviluppate si dividono e si interrano in vasi al momento del prelievo usando un substrato di torba e sabbia. Dopo circa un anno, queste nuove piantine possono essere messe a dimora nella posizione definitiva, sia essa in terra o in un vaso più capiente. Invece, in estate (luglio o agosto), usando cesoie molto affilate e disinfettate, si possono prelevare talee di 15-20 cm. Si ricavano dai rami laterali che non hanno prodotto fiori e si piantano in un substrato di torba mista a sabbia; dopo la formazione delle radici, le talee vengono trapiantate in vivaio e la coltivazione dura oltre un anno per essere poi messe a dimora (ottobre).

La Kolkwitzia è un arbusto decisamente robusto, ma può essere attaccato da malattie fungine come il mal bianco, tipico di zone a elevata umidità. È necessario intervenire per evitare il ristagno d’acqua, mentre i trattamenti più mirati di antiparassitari o antifungini sono da effettuare solo in caso di necessità.

Nel linguaggio dei fiori la Kolkwitzia simboleggia la tenerezza materna e la dolcezza della giovinezza. Gli inglesi chiamano questo arbusto “beauty bush” per la sua bellezza ed eleganza. Il suo profumo è piuttosto leggero, ma è curioso come nelle giornate piovose emana una chiara fragranza di spezie.

Astrantia: il fiore della protezione

Le piante del genere Astrantia, che appartengono alle Apiaceae, Umbrelliferae, sono originarie dell’Eurasia e crescono in tutta Europa, nel Caucaso e in quasi tutte le regioni italiane sulle colline e anche nella fascia montana. Si tratta di una pianta emicriptofita che si riproduce per gemme a livello del suolo.

Ne esistono tante varietà, tutte erbacee caduche con un portamento che può essere eretto, espanso e in molti casi cespitoso. Queste belle piante da fiore hanno grandi foglie molto lucide e di un colore verde scuro e profondo, con profonde lobature.

Producono dei fiori piccoli e riuniti in palline e ombrelli dal colore bianco, macchiato da sfumature che vanno dal rosso al rosa e circondati da brattee che possono essere verdi oppure colorate e raggiungono il loro apice in estate, molto visibili sopra il fogliame.

Di solito non superano i 70 cm di altezza e ne esistono varietà con la colorazione dei fiori molto pronunciata, ma sempre delicata, come l’Astrantia Maxima che ha tonalità del rosa antico.

Metodologie di coltivazione

In tutta la zona caucasica europea le piante del genere Astrantia crescono spontaneamente nel sottobosco in posizione non troppo soleggiata, ma amano i terreni piuttosto ricchi e umidi, privi però di ristagni.

Si possono coltivare anche in zone esposte alla luce solare, ma in questo caso bisogna irrigarle più spesso e c’è sempre il problema del drenaggio del terreno, che deve essere perfetto per non causare marciume nelle radici, perché l’Astrantia ha un rizoma che non tollera certe condizioni.

Si possono piantare in giardino oppure in campagna e sono perfette per creare i bordi misti anche in zone dove sono presenti un po’ di sassi che rendono difficile la crescita di piante meno rustiche.

A seconda della varietà, le Astrantia possono formare bellissimi cespugli e quindi conviene piantarle a circa una quarantina di centimetri di distanza l’una dall’altra, perché così potranno esprimere al meglio la loro forma naturale.

Non hanno bisogno di cure particolari ma in primavera si deve fertilizzare il terreno con concime organico, oppure una miscela minerale a lento rilascio per non danneggiare le radici. Visto che sono piante da sottobosco, in autunno è utile una pacciamatura, utilizzando fogliame preparato, oppure del compost maturo per proteggere la base della pianta.

Malattie e cure

L’Astrantia e non teme cocciniglia o altri parassiti, anche se può essere una preda ghiotta per le lumache. La cura principale di cui può aver bisogno è quella contro i ristagni alla base e intorno al rizoma, quindi prima di trapiantarla bisogna assicurarsi che il terreno sia sufficientemente drenante.

Curiosità

Il nome di questa pianta deriva dalla parola latina che indica le stelle e simboleggia coraggio, tenacia e forza. Nel linguaggio dei fiori rappresenta la protezione. Le infiorescenze si possono anche recidere e in acqua durano molto e anche essiccate.

Alcune varietà come l’Astrantia Major si possono usare come purganti e diuretici assumendo un decotto fatto con il rizoma, ma il sapore non è per niente invitante.

Brunfelsia: ieri, oggi e domani

Una delle piante perenni più belle è sicuramente la Brunfelsia, originaria dall’India occidentale e dall’America tropicale, diffusa in maniera spontanea maggiormente in Brasile. Questa pianta è anche conosciuta in altre parti del mondo ed è particolare come la hanno denominata nei paesi anglossassoni, ovvero “Yesterday, today, tommorow” (ovvero ieri, oggi e domani) proprio per la sua abbondante fioritura.
Questa pianta ha una radice molto grossa e può raggiungere altezze molto importanti, da un minimo di due metri fino ad arrivare ad un massimo di cinque metri. La pianta è formata da steli dritti e legnosi nella parte bassa, semi-legnosi nella parte superiore, mentre i rametti che costituiscono la chioma sono rivestiti di una corteccia grigio-verde.
La Brunfelsia ha delle foglie di forma ovale con l’estremità appuntita con un aspetto variabile in quanto nella faccia superiore il colore è decisamente più scuro di quello della faccia sottostante.
I tantissimi fiori per i quali la Brunfelsia è famosa, spuntano sull’estremità dei rami superiori o tra le foglie, presentandosi piatti e dotati di cinque petali con bordi ondulati.
Il colore di questi particolarissimi fiori varia dal viola nel momento in cui sono appena sbocciati, passando per un colore simile a quello della lavanda (lilla, quasi blu) nel pieno della sbocciatura, per arrivare al bianco prima di appassire.

Metodi di coltivazione
La Brunfelsia deve essere sistemata in luoghi luminosi, ma comunque ombreggiati in parte, infatti nel Nord Italia è possibile anche tenerla esposta totalmente al sole. In primavera ed in estate questa pianta si può tenere anche all’esposizione diretta del sole almeno per un paio di ore, ma preferibilmente nelle ore meno calde, ovvero nella prima mattina o all’imbrunire. In inverno, invece, bisogna tenerla all’interno o in serra poiché la Brunfelsia teme molto il freddo, tenendo conto che la temperatura ideale  sia compresa tra i 20 e i 10 ° C.
Il terreno ottimale per la sua coltivazione deve essere acido e ben drenato, meglio se presente uno strato di argilla e torba oppure un misto di sabbia e limo.
Questa pianta ama l’umidità per cui bisogna irrigarla spesso, in particolare nei periodi molto caldi. Le piante giovani necessitano di molta acqua per sviluppare radici e per una chioma folta, prestando attenzione che non si inzuppi troppo il terreno e che ci si ricordi di diminuire  la quantità d’acqua d’irrigazione nel periodo invernale.

Malattie ed eventuali rimedi
La Brunfelsia non è solita soffrire di malattie fungine, ma come ogni pianta può soffrire a causa del marciume delle radici causato da un eccessivo ristagno di acqua. I parassiti che potrebbero attaccarla sono le cocciniglie e le mosche bianche. Quando presenta un ingiallimento delle foglie, vuol dire che la pianta sta soffrendo per poca luce o un apporto abbondante di acqua: in questo caso vanno fermate le innaffiature e va spostata la pianta in un posto più luminoso.
Per prevenire sull’attacco dei parassiti, basterà aiutare la pianta con un trattamento di piretro o togliere manualmente le cocciniglie con un batuffolo di cotone imbevuto con alcool. Per evitare che le radici marciscano, basterà procurarsi un terreno ben drenato e scolare il sottovaso dall’acqua in eccesso.
Curiosità
La Brunfelsia, specialmente quella americana, ha l’onore di ereditare il nome del botanico tedesco Otto Brunfels.