La magia della primavera ( dei fiori e delle piante) a Formentera

La natura di Formentera può regalare paesaggi incredibili grazie alla varietà di vegetazione che cresce sull’isola. Il livello di piovosità più basso delle isole Baleari ne fanno un’isola privilegiata e tutta da scoprire in primavera, quando la bellezza dei colori e della natura sfoggiano tutto il loro splendore.

Partendo dalle foreste piene di ginepri e pini, a Formentera si possono scoprire varie forme vegetali come il rosmarino, l’erica e il timo aromatico, il corbezzolo nonché un’ampia zona di macchia mediterranea.
A Formentera crescono 17 specie di orchidee. Questo splendido fiore richiede condizioni particolari, terreni indisturbati e particolari strategie di impollinazione.
Inutile rammentare che solo qui possono crescere e trovare particolari condizioni e la giusta stabilità. Lasciatele nel loro habitat e limitatevi a fotografarle!

Gli alberi da frutto si colorano a primavera, regalando gustosi frutti nei mesi successivi. Il fico è il simbolo dell’isola ma non mancano mandorli, carrubi e ulivi.
I campi primaverili si colorano di papaveri, calendule, margherite e gladioli.

Le spiagge di Formentera ospitano alcune delle dune meglio conservate delle Isole Baleari, come Ses Illetes, Cavall d’en Borràs, Levante, Migjorn o s’Alga (sull’isola di s’Espalmador). Comprendono una parte sommersa –le scogliere formate dalle praterie di Posidonia oceanica– e una parte emersa, le piante che crescono sulle dune, con le loro profonde radici, trattengono il substrato sabbioso e fissano queste dune.

Valencians Beach; Formentera
Valencians Beach; Formentera

Piante endemiche e costiere

In prossimità delle saline si possono trovare varie specie endemiche, come ‘Limonium formenterae’, ‘Limonium wiedmanni’ o ‘Limonium gosii’.
I tratti rocciosi della costa hanno una vegetazione più impoverita. Il più diffuso è il ‘Limonium minutum’, esclusivo delle Isole Baleari, e il ‘Limonium cassonianum’ che ha fiori bianchi.
La Mola è ricca di specie endemiche, come la ‘Saxifraga corsica subsp. cossoniana’, minuscola pianta dai fiori bianchi. Ma è proprio l’endemismo che genera fascino per la sua rarità. A Formentera ci sono più di venti piante endemiche.

Da Lat: la città dei fiori

Da Lat è un po’ nascosta tra gli altipiani del Vietnam a  sud del Paese. Con le sue colline colorate, i prati pieni di fiori, gli alberi carichi di fioriture, attira a sé ogni genere di turista, dalle famiglie passando per coppie fino agli amanti del benessere e della natura o, perché no, della fotografia.
Da lat un tempo era centro di villeggiatura dei francesi che hanno lasciato segni indelebili nell’architettura di questa città.
Il centro nevralgico della città vietnamita è il lago, ma non dimenticate di visitare le colline, ricche di colori e meraviglie naturali.

Pongour waterfall
Cascate di Pongour, Foto Shutterstock

Come detto sopra, il punto focale di Da Lat è senza dubbio il lago Xuân Hương dove potete trovare il mercato con le bancarelle pieni  di fiori freschi, hotel e locali carni e, sempre in zona, anche l’affascinante stazione ferroviaria della città.
La bellezza  naturale che non potete perdere assolutamente sono le cascate presenti in zona: Pongour e le Elephant ad esempio distano una cinquantina di chilometri da Da Lat e offrono scenari incredibili, nonché la possibilità di praticare sport come canoa, escursionismo e mountain bike.

La città dell’eterna primavera

Da Lat lake
Foto di Phúc Mã da Pixabay

Il clima temperato di Da Lat è il punto di forza di quest’area. Non dimenticate comunque di portare qualche abito più pesante nei mesi invernali e che tra aprile e novembre potrebbe piovere.
Il mese di maggio è forse il migliore per visitare Da Lat e le sue meraviglie naturali.

Giardini segreti: L’High line Garden di New York

Gli high line gardens di New York nascono da una sezione di circa 1,45 miglia di ferrovia sopraelevata abbandonata e, soprattutto, dal progetto di Piet Oudolf, il quale sostiene che ““La mia più grande ispirazione è la natura. Non voglio copiarla, ma ricreare l’emozione.”
Ogni giardino e ogni sezione è ricreata seguendo le stagioni e gli stati d’animo, ma soprattutto lasciando che le specie autoctone e spontanee, seppur seguite e curate da un team di giardinieri, possano proliferare tra i binari abbandonati della ferrovia sopraelevata, ricreando così un ambiente piacevole e vivibile lontano dal caos e dallo stress della città.

 

Un po’ di storia

Un tempo la High line era destinata alla demolizione ma per fortuna la comunità locale si riunì e decise di riutilizzare questa linea ferroviaria in disuso e ricreare un giardino che fosse d’esempio per tutte le grandi città del mondo oltre che uno spazio verde per New York e tutta la comunità locale.

 

Nel 1924 i binari erano ancora a livello stradale ma, vista la pericolosità del trasporto ferroviario e l’elevata mortalità dovuta ad investimenti causati dal treno che passava per portare le merci ai magazzini della zona industriale, si decise di portare i binari su una linea sopraelevata, chiamata inizialmente “West side Elevated Line”.

 

Tra gli anni ’60 e gli anni ’80 con l’aumento dei trasporti su gomma, la ferrovia sopraelevata andò sempre più in disuso con un’iniziale demolizione della parte meridionale e una successiva proposta di demolizione totale di tutta la linea.

Ma con il totale inutilizzo di tutta linea si cominciò anche a pensare ad un riutilizzo dela stessa per altri scopi, finchè nel 1999 Joshua David e Robert Hammond fondarono Friends of the High Line, una tutela senza scopo di lucro, per difenderne la conservazione e il riutilizzo come spazio pubblico.

 

Nel 2003 per stimolare il dialogo sulla High Line, in un momento in cui la sua trasformazione in un parco non era ancora assicurata, Friends of the High Line ospitò un “concorso di idee”, ricevendo 720 idee da oltre 36 paesi sui modi in cui il parco poteva essere utilizzato.

 

Tra il 2004 e il 2006 arrivò la svolta: il consiglio comunale dell’allora sindaco Bloomberg approvava la trasformazione del’High line in parco , mentre lo studio di design Diller Scofidio + Renfro; e il designer di piantine Piet Oudolf furono designati come squadra per trasformare la High Line.

 

Nel 2009 venne fondata la High line Art che continua ogni anno a produrre opere lungo  e attorno al giardino Newyorkese.

Oggi la High Line è ora una greenway continua, lunga 1,45 miglia, con oltre 500 specie di piante e alberi.

Il parco è mantenuto, gestito e programmato da Friends of the High Line in collaborazione con il Dipartimento dei parchi e delle attività ricreative di New York. Oltre agli spazi pubblici e ai giardini, la High Line ospita una serie diversificata di programmi pubblici, coinvolgimento della comunità e degli adolescenti e opere d’arte e spettacoli di livello mondiale, gratuiti e aperti a tutti.

 

I giardini

Il design dell’High line è ispirato al paesaggio autoctono che per anni si è sviluppato crescendo tra i binari abbandonati della ferrovia sopraelevata.

Così facendo ad ogni stagione cambiano anche i paesaggi e le emozioni e, sebbene un team di giardinieri guidati da Oudolf, il designer dei giardini, curi costantemente i giardini, qui si respira sempre il mistero e la meraviglia di un luogo selvaggio.

Un po’ di foto




Le 16 Garden zones

Gli high line garden di New York sono divisi in 16 zone, differenti per ambiente, stile e altro ancora. Percorrendo il miglio e 45 del percorso ferroviario abbandonato, riconoscerete sicuramente queste differenzi zone.

  1. Donald Pels e Wendy Keys Gansevoort Woodland: L’estremità meridionale del parco è ombreggiata da betulle grigie e alberi di mirtillo rosso.
  2. Washington Grasslands e Woodland Edge: Questa sezione è piena di erbe, piante perenni e specie legnose che tollerano l’ombra degli edifici circostanti.
  3. Diller – Von Furstenberg Sundeck & Water Feature: I giardini delle zone umide fioriscono vicino alla fontana, uno dei preferiti dai visitatori.
  4. Vista sul fiume Hudson: Una selezione di piante autoctone si staglia sullo skyline.
  5. Riserva dello Sperone Settentrionale: Il malus e altre piante evocano il paesaggio selvaggio del passato della High Line.
  6. 10th Avenue Square: Un boschetto di alberi incornicia la vista della High Line con la Statua della Libertà.
  7. Chelsea Grasslands: ovvero l’incarnazione del tipico stile di “piantagione a matrice” di Piet Oudolf.
  8. Chelsea Thicket: Le vie originali attraversano una foresta in miniatura di cornioli e altri arbusti e alberi.
  9. 23rd Street Prato e gradini per sedersi: Un mix di festuca alta e segale perenne lavorano insieme nel prato del parco.
  10. Prato a piedi: Passeggia nell’erba coreana dei giunchi di piume e nelle gallerie e nei magazzini del West Chelsea.
  11. Philip A. e Lisa Maria Falcone Flyover: Alzati fino al baldacchino e trovati faccia a faccia con magnolie e sassofrasso.
  12. Campo di fiori selvatici e piantagione radiale: Le erbe della stagione calda si mescolano ai fiori selvatici come l’aster e il seme di zecca alto.
  13. Spur: Le piante dei boschi del nordest ispirano il fascino selvaggio dei giardini dello Spur.
  14. I cantieri ferroviari orientali, incroci e travi quadrate di Pershing: Le piantagioni rigogliose e strutturate includono piante perenni profumate ed erbe ornamentali.
  15. Passaggio pedonale intermedio: La cosa più vicina al deserto che prosperava quando i binari erano inutilizzati.
  16. 34th Street Entry Plaza e CSX Transportation Gate: Asclepiade di farfalle, pioppi neri americani e un melo fanno riferimento al paesaggio selvaggio.

Dove, come quando

 Gli high line gardens sono aperti dalle 9 del mattino alle 9 di sera.
Al momento della stesura di questo articolo sono ancora attive misure anti-covid, pertanto vi consigliamo di verificare sul sito ufficiale gli accessi aperti  sia per entrare che per uscire e relativi ascensori funzionanti.
Stesso discorso vale per le prenotazioni nei weekend e durante la settimana
https://www.thehighline.org/visit/

Fiori e piante del deserto di Atacama

Il deserto di Atacama è uno dei fenomeni naturali più strani e belli che si verificano nell’estremo nord del Chile. Questa è una gigantesca area desertica che si caratterizza per la sua aridità, ma in pochi anni, questo paesaggio desertico brullo è cambiato bruscamente diventando in parte traboccante di colori vivaci e freschi, grazie alla germinazione di milioni di piante e fiori. Questo insolito fenomeno è noto come il “Deserto Fiorito” e offre la possibilità di assistere ad uno spettacolo singolare, ricco di spettacolari bellezze, a cui vale la pena assistere, se ne avete la possibilità.

Il fenomeno è causato dalle piogge invernali che “El Niño” porta con sé, un altro fenomeno naturale associato alle correnti oceaniche e che  ha portato acqua sufficiente per far germogliare e crescere migliaia di specie autoctone del Norte Chico. I semi hanno iniziato a fiorire a settembre, in un processo che, in genere, dura fino a novembre.

I fiori e le piante del deserto di Atacama

La Añañuca è un fiore davvero incredibile se si pensa alla storie d’amore  e alle leggende che lo circondano e che, in Cile, lo ricordano.

Ne abbiamo raccontato la sua leggenda in questo articolo

L’argylia radiata è un fiore nativo del deserto di Atacama. Lo potete trovare nel Nord del Cile o nel sud del Perù.
Fa parte della famiglia delle Bignoniaceae e  restiste a condizioni climatiche davvero avverse con temperature massime di 34° C, minime di circa 2° C e precipitazioni annuali di 12 mm circa.

Rodophiala Laeta: conosciuta anche come añañuca viola, è uno dei rari fiori che sbocciano nel deserto di Atacama e nelle zone costiere del paese.

Heliotropium floridum: è un arbusto  alto 15-18 cm con rami ascendenti. Fiorisce da settembre a novembre.

La Garra de Leon o Bomarea ovallei è un’altra pianta endemica del Deserto di Atacama. La sua forma e il suo colore sono davvero unici e, difficilmente troverete qualcosa di altrettanto bello in giro per il mondo.
E’ a rischio di estinzione, pertanto, se avete la fortuna di imbattercivi, evitate di toccarla e limitatevi a qualche bella foto da condividere con gli amici.

Cistanthe grandiflora, meglio conosciuta come pata de guanaco. Endemica de Chile, è uno dei fiori che cresce anche nel deserto di Atacama quando fiorisce.

La copiapoa è un cactus origirario della zona del deserto di Atacama.
Ne sono stati ritrovati diversi esemplari rubati dal deserto per un inestimabile valore e conservati all’Orto Botanico di Milano, fino alla loro reintroduzione nel loro ambiente naturale.
Per maggiori info potete leggere il nostro articolo qui

Orejia di Zorro (Aristolochia chilensis)

Aristolochia chilensis
By Dick Culbert from Gibsons, B.C., Canada – Aristolochia chilensis, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34451895

Retamilla (Genista monspessulana): conosciuta anche come scopa francese, questo arbusto dai fiori gialli, oltre che nel deserto di Atacama, cresce nelle zone più calde e aride del Mediterraneo.

L’algarrobo è un albero appartenente al genere delle mimosacee ed è molto comune nel deserto di Atacama

 Il Dr. Francisco Squeo, ha spiegato che il fatto che la vegetazione sia accoppiata al clima è caratteristico del deserto. Negli anni asciutti, molte piante sono in recesso, come añañucas o erba cipollina, e annuali come i sospiri e le Pata de guanaco.

Il Dr. Squeo lavora anche presso il Center for Advanced Studies in Arid Zones (Ceaza), che lo qualifica come esperto del settore. Ha anche specificato che questo processo è anche correlato ai fenomeni “Niño” e “Niña”, che portano con sé molte e poche piogge, rispettivamente, in periodi di cinque anni. Esiste però un’altra oscillazione climatica meno nota, chiamata Pacific Decadal, che si verifica ogni 20-25 anni, che genera lo stesso effetto sul delicato ecosistema di questa zona. Questo ha fasi piovose chiamate Niña e fasi asciutte chiamate “La Vieja”. Gli anni ’80 e ’90 hanno visto la fase “El Viejo” dove i “Niños” che hanno avuto luogo erano molto piovosi. Dal 1998 al 2025 si dovrebbe verificare  “La Vieja”, in cui i “Bambini” che devono nascere saranno deboli, si narra.

Nella regione di Coquimbo ci sono 1.500 piante autoctone, mentre ad Atacama ce ne sono altre mille. La maggior parte di loro risponde alla pioggia ed è per questo che compaiono i fiori, i cespugli aumentano la loro biomassa e aumenta anche la fauna.

Come parte di questo fenomeno, i roditori nativi hanno cibo e le loro popolazioni crescono l’anno successivo. E con l’aumento dei roditori erbivori, gli anni successivi le volpi, che cacciano e si nutrono di loro, tenderanno a crescere tra il secondo e il terzo anno di pioggia, ha spiegato il dottor Squeo.

Ma come in ogni cosa bella, anche qui, il rischio di perdita di molte specie è piuttosto elevato: dalle capre che mangiano ogni tipo di piante, fino ai turisti che strappano i fiori o tolgono i bulbi per rivenderli su internet, rischiano di distruggere o comunque rivinare l’ecosistema di un ambiente unico al mondo.

Come tutte le cose soggette a delicati equilibri, le specie che germinano nel “Deserto fiorito” devono essere protette per preservare il loro patrimonio genetico ed endemico, che si sono adattati a queste particolari caratteristiche climatiche, dopo diverse migliaia di anni di adattamento, e per cui tutto sono richiesti contributo, volontà e impegno.

Come scegliere il momento giusto per visitare (e controllare da casa) i campi di tulipani in Olanda

Scegliere il momento giusto per intraprendere un viaggio nella coloratissima Olanda durante il periodo della fioritura dei campi di fiore da bulbo, può essere a volte, una scommessa con l’andatura della stagione che, sebbene in sintonia con le fioriture di primavera e dell’estate,  rischia di farci fare un viaggio non sempre nel pieno delle nostre aspettative.

Se giardini e aiuole sono curate da giardinieri e quindi costantemente colorate e colme di fiori dotati di una bellezza unica, i campi della regione dei bulbi sono spesso regolati dal clima annuale e magari in “ritardo” in caso di freddo prolungato o con tagli dei fiori qualora il caldo di fine aprile costringa i coltivatori ad anticipare questo processo per preservare la freschezza dei fiori.

A meno che non abbiate già programmato il vostro viaggio nel pieno della stagione e, in questo caso sarà più difficile non trovare a maggior parte dei campi di tulipani fioriti e tante aiuole colorate, esiste un metodo sicuro per verificare l’andamento delle fioriture nella regione dei bulbi da fiore e, nel caso, programmare un viaggio last minute o una visita in zona per ammirare lo splendore dei campi in fiore:

Mappa floreale 2021

-Cliccando l’icona dei fiorellini verdi potrete visualizzare i campi corrispondenti e il loro stato attuale di fioritura.
Che siate già in Olanda o progettiate un viaggio, questo vi sarà utile per sapere dove andare per essere sicuri di trovare distese colorate di fiori già sbocciati.

– L’icona della  macchinetta fotografica viola indica monumenti interessanti.  Questo può essere molto utile qualora vogliate visitare altro e magari scovare giardini e aiuole curate dai giardinieri olandesi.

– L’icona con la macchinetta fotografica gialla indica attrazioni floreali in zona. Probabilmente ancora per qualche mese non si vedranno molte icone come questa. Passata la pandemia torneranno numerose.

Bici, hotel e parcheggi sono le icone classiche di Noleggi bici, strutture ricettive e, ovviamente, Parcheggi.

Le 10 parate floreali da vedere almeno una volta nella vita

I fiori non sono usati nel mondo solo per decorare, per fare regali o magari dall’industria della cosmetica ma, in molte parti del mondo, anche per eventi unici, per battaglie pacifiche o sfilate colorate che attirano miglia di turisti da tutto il mondo.
A volte richiedono mesi e mesi di progettazione e lavoro che poi si concentrano in poche ore o qualche giorno di intensi eventi ma, in ogni caso, il risultato è sempre e comunque clamoroso e unico.

Di seguito alcuni eventi a cui, ognuno di noi dovrebbe assistere almeno una volta nella vita:

1. Battaglia dei fiori a Nizza – Francia
Ecco uno spettacolo davvero unico al mondo. Nella cittadina della Costa Azzurra, sulla famosissima Promenade des Anglais, avviene la più celebre battaglia dei fiori del mondo.
Il concetto di battaglia si riferisce al fatto che fiori vengono lanciati delle modelle sui carri al pubblico e viceversa, in un clima di allegria e festosità.
Con quasi 150 anni di storia, la manifestazione è pensata come vetrina per la floricultura della zona, infatti quasi la totalità dei fiori utilizzati è di produzione locale.

2. Sfilata dei fiori a Sanremo – Italia
Questa manifestazione ha visto la luce nel 1904 nella cittadina rivierasca ed è conosciuta anche come Carnevale dei fiori o Corso fiorito.
Partecipano alla sfilata dei carri, che si tiene generalmente la seconda domenica di Marzo, circa una dozzina di comuni come Sanremo della provincia di Imperia.
I carri sono ovviamente tutti a tema floreale e realizzati esclusivamente con fiori freschi, per cui l’allestimento finale (infioramento) dei carri, progettati già da mesi, avviene la notte precedente la sfilata.
Il percorso sul lungomare è visto mediamente ogni anno da circa 50.000 spettatori.

3. Coirso Zundert – Olanda
Il CorsoZundert è considerato la più grande sfilata floreale del mondo.
Dal 1936 la cittadina Olandese ospita questa manifestazione in cui ben 20 rioni partecipano ciascuno con un proprio carro. Per le decorazioni sono utilizzate esclusivamente le dalie.
La preparazione dei carri dura un anno intero e culmina con la sfilata che si tiene la prima domenica di Settembre davanti a decine e decine di migliaia di spettatori e turisti che arrivano da tutto il mondo

4. Bloemencorso Noordwijk-Haarlem – Olanda
La sera del secondo Venerdì di Aprile, carri ornati di fiori si radunano a Noordwijk per la spettacolare parata notturna.
Il sabato di Aprile, a Noordwijk, i carri partecipanti alla parata partono intorno alle 9 alla volta di Haarlem, distante ben 42 Km. La parata si snoda per i campi della regione dei bulbi, vera ricchezza del territorio, per arrivare dopo circa 12 ore a destinazione.
Il giorno successivo, Domenica, i carri restano in esposizione per tutta la giornata sulla piazza di Haarlem per concludere quella che è considerata una manifestazione floreale tra le più belle al mondo.

5. Maggiolata Lucignanese – Italia
E’ la manifestazione con la sfilata dei carri dei fiori che si tiene a Lucignano, in provincia di Arezzo, paese caratteristico per il suo centro storico di forma ellittica.
La Maggiolata, che festeggia l’arrivo della primavera, prende le ultime due Domeniche di Maggio, e segue la Festa dei fiori, che si celebra invece la prima Domenica sempre di maggio.
Nella Maggiolata quattro rioni della cittadina si sfidano a chi prepara il carro floreale più bello. Alla fine della manifestazione i carri vengono ‘’spogliati’’ per dar vita alla variopinta Battaglia dei fiori.

6. Sfilata dei fiori di Ebbs – Austria
In Austria, a Ebbs, nel Kufstein, regione tirolese, si svolge alla fine di Agosto lo storico carnevale floreale.
Fiore principe di questa tradizionale manifestazione che si svolge da oltre venti anni, è la dalia.
La manifestazione termina in grande stile con la sfilata dei carri della Domenica, dopo tre giorni di festeggiamenti per le vie della cittadina.

7. Silletes di Medellin – Colombia
Principalmente dedicata alle orchidee questa manifestazione che si tiene nella seconda città colombiana.
La sfilata dei ‘’Siletteros’’, cioè personaggi che trasportano sulle spalle i ‘’silletes’’, composizioni di orchidee e altri fiori del peso di diverse decine di chili, si ripete qui dal 1957.
I silletes esistono in quattro categorie principali, ma quelli tradizionali arrivano ad avere, in una singola composizione, anche oltre cento tipi di fiori.

8. Festival dei fiori Madeira – Portogallo
Sull’isola di Madeira, isola dell’eterna primavera, si tiene a maggio la tradizionale Festa di fiori.
Nata alla fine degli anni settanta questa manifestazione dura diverse settimane ed è ricca di attrazioni ed eventi, tra cui l’immancabile sfilata dei carri addobbati con fiori.
La festa coinvolge tutta l’isola, ma gli eventi più spettacolari si trovano a Funchal, la capitale, come per esempio il murales detto ’’Muro de Esperanca’’ realizzato con i fiori dai bambini nella mattina del sabato.
Da non perdere il mercato dei fiori.

9. Festa dei fiori a Chiang Mai (Thailandia)

Nella parte vecchia della città di Chiang Mai, nel nord della Thailandia, ogni anno ai primi di febbraio si svolge lo spettacolare Festival dei fiori, che culmina con la sfilata dei carri.
Nel parco al centro della città viene allestita una mostra in cui si possono ammirare le stupende composizioni floreali appositamente realizzate.

10. Battaglia dei fiori di Valencia – Spagna
L’ultima domenica di Luglio, in Spagna e precisamente a Valencia, lungo il Paseo de la Alanmeda si celebra, a terminare la settimana della Fiera di Valencia (Gran Fira de Valencia) la battaglia dei fiori, specialmente garofani, qui coltivati intensamente.
La tradizione si ripete dalla fine del XIX secolo ed è l’evento floreale spagnolo con la più lunga tradizione.
Sui carri sontuosamente addobbati ragazze nei costumi tradizionali lanciano fiori al pubblico fino a che, alla sera, l’intero percorso non ne è ricoperto.

Il mare protetto delle terre di Pisa

Spiaggia libera e selvaggia a Marina di Vecchiano e bagni di sole in spiaggia a numero chiuso a San Rossore. A piedi o in bicicletta nelle pinete, specie floreali e animali rare.

Il parco naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli è delimitato da trenta chilometri di spiagge in costante movimento, protette da dune e da pinete.

Siamo nelle Terre di Pisa davanti a un mare unico lungo l’intera costa tirrenica, dove spiagge attrezzate si alternano alla riserva naturale: la Lecciona, la Bufalina, Bocca di Serchio, Lame di Fuori, Dune di Tirrenia…

Le foci dell’Arno e del Serchio creano in questo tratto di costa una condizione geografica peculiare che ospita numerose specie vegetali e animali rari come il fratino, uccello a rischio di estinzione, che solo qui ha trovato l’habitat giusto dove nidificare e riprodursi.

Dove oggi si estendono le dune e le pinete dell’attuale Parco naturale, originariamente stagnava una palude salmastra, parte di un’antica laguna che si protendeva fino a Pisa. Fu il Granduca di Toscana Ferdinando II de’ Medici a volere questi luoghi selvaggi, popolati da cinghiali, daini e volpi, nei suoi possedimenti, convinto che si sarebbe ben adattato al clima mite di San Rossore, come in effetti avvenne. Ci vollero comunque diversi secoli e ingenti lavori di bonifica affinché questo vasto territorio divenisse meta di visite naturalistiche e uno scrigno di biodiversità. Oggi, infatti, è possibile perdersi tra sentieri che come sottili vene attraversano boschi di pioppi, lecci, pini e frassini; ammirare i colori della soldanella di mare e dell’ibisco; adocchiare aironi che placidamente planano sulle acque o gru cenerine che sonnecchiano, incuranti della natura che non dorme mai intorno a loro.

La Tenuta di Migliarino, nel comune di Vecchiano e quella di San Rossore, in quello di Pisa costituiscono il cuore di questa ricchezza naturalistica. Migliarino si estende fino a Marina di Vecchiano, una lunga spiaggia libera (interrotta da tre piccoli spazi attrezzati che utilizzano rigorosamente materiali naturali) sabbiosa e selvaggia che dalla foce del Serchio lambisce Torre del Lago Puccini. Qui si estende un sistema dunale di grande interesse, in cui vegetano le alofite e le alotolleranti, che in altre zone del parco non sono presenti a causa dell’erosione della costa. Il comune di Vecchiano, insieme all’Università di Pisa, ha voluto sottolineare l’importanza di questa biodiversità promuovendo un singolare progetto di orto botanico, ovvero una duna artificiale visitabile a fini didattici.

L’estensione e la conseguente varietà di paesaggi sono peculiarità che attirano visitatori dai più diversi desideri: i contemplativi e gli amanti del tramonto sul mare possono partecipare a escursioni estive su litorali incontaminati mentre gli sportivi non si faranno mancare lunghe pedalate nelle pinete di San Rossore o magari vorranno conoscere meglio il padrone di casa di queste terre, il cavallo. Ben sei, infatti, i centri ippici che propongono escursioni in compagnia di mansueti quadrupedi, che lentamente cullano fin verso i boschi più interni.

Il Parco ospita due Oasi WWF: le Dune di Tirrenia e il Bosco di Cornacchiaia che organizzano passeggiate e molte attività.

Foto: Marina di Vecchiano

Bambini

Un’aula con il cielo per soffitto, il palco delle emozioni

Nonostante le restrizioni, anche quest’anno i bambini possono partecipare ai campi nel Parco.

Il maneggio Equitiamo, immerso nella Tenuta di San Rossore nella zona della Sterpaia, ha già iniziato le attività e propone un’aula verde a cielo aperto. In un grande prato verde si tengono le lezioni di didattica ambientale, a queste si aggiungono passeggiate nei misteriosi ambienti naturali di San Rossore e il palco delle emozioni dove bambini raccontano ai propri compagni le sensazioni sulle giornate vissute a contatto con la natura e con gli animali, primi fra tutti i pony. Sono in programma anche gite con la propria bici, che viene adeguatamente sanificata dagli organizzatori.

Il campo è adatto ai bambini dai 6 agli 11 anni.

Informazioni e iscrizioni: t. 338 7887229 – valeria.gambogi@virgilio.it

Si chiama Avventura nel Parco il campo solare organizzato dall’Oasi Lipu nella Tenuta di San Rossore che alterna attività di laboratorio naturalistico a escursioni sostenibili negli ambienti più significativi del Parco, dalle gite in canoa sul lago, alle escursioni in bicicletta nelle immense foreste di San Rossore, fino alla scoperta delle spiagge più selvagge, per concludere la settimana con un’attività dedicata al volontariato ambientale in cui i bambini potranno riflettere sul significato di prendersi cura dell’ambiente in cui viviamo.

Per informazioni ed iscrizioni: t. 0584 975567 – oasi.massaciuccoli@lipu.it

Foto Paesaggi

Sulla spiaggia del Gombo per osservare il mare

La spiaggia naturale del Gombo, con le sue dune e la vista della foresta pietrificata, diventa protagonista di una nuova escursione, in via sperimentale, che si aggiunge alle numerose visite guidate organizzate nel Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

L’attività elioterapica della ‘Buca del Mare’, gestita dal Circolo Ricreativo Aziendale San Rossore, riparte con strutture rinnovate in legno e materiali naturali e con la novità della visita guidata tutti i giorni fino al 13 settembre, con 15 ombrelloni a disposizione dal lunedì al venerdì e 10 nei weekend.

Si parte da Cascine Vecchie con un mezzo messo a disposizione dal Centro Visite e l’arrivo alla spiaggia naturale nella zona chiamata ‘La buca del mare’, dove poter stare sotto l’ombrellone, prendere il sole e godere della bellezza della spiaggia, rispettando l’ambiente e il divieto di balneazione.

Prenotazioni: t. 050 530101

Prezzo: 30 euro (transfer e ombrellone)

I partecipanti devono rispettare le disposizioni di sicurezza antiCovid.

Escursioni, visite guidate, noleggio bici e il trenino elettrico

Passeggiata in carrozza, elioterapia sulla spiaggia, gite in bici lungo i sentieri della Tenuta. Basta noleggiare una biciclette o una ciclocarrozzella, oppure esplorare il Parco a bordo di un calesse trainato dai forti cavalli TPR. Sabato e domenica è disponibile il tour con il trenino elettrico tra i boschi e le pinete della Tenuta con arrivo fino al mare. Partenza alle 8.30, 9.30, 10.30, 11.30 dal parcheggio di via Pietrasantina.

Il servizio è gratuito, su prenotazione fino ad esaurimento dei posti.

Prenotazioni: t. 050 530101

Culto e cultura. La basilica di San Piero a Grado

La tradizione vuole che qui sbarcò San Pietro, proveniente dalla Palestina e diretto a Roma, nel 44 d.C. Ancora oggi nell’abside si conserva la colonna con il piano di marmo utilizzata come altare durante la messa celebrata dal fondatore della Chiesa Cristiana. Degni di nota gli affreschi del pittore lucchese Deodato Orlandi che raffigurano i primi papi cristiani. Lo splendido complesso romanico in tufo e marmo bianco, è impreziosito da eleganti decorazioni ceramiche risalenti al X secolo d.C., che raffigurano imbarcazioni o semplici motivi geometrici.

Info: 050 960065

Foto Pisa

Non ci dovrebbe essere bisogno di tante presentazioni ma nella foto a sinistra la famosissima torre pendente di Pisa e a destra il Duomo in Piazza dei Miracoli, patrimonio dell’UNESCO dal 1987

Parchi e fiori di Atene

Sole, sabbia e mare vanno di pari passo con le antiche rovine di Atene il che la rendono la meta ideale per chi vuole viverla a 360 gradi tra monumenti e siti archeologici di particolare interesse storico e culturale. In circa 30 minuti dal centro storico, i visitatori possono esplorare antiche civiltà sull’Acropoli prima di dirigersi verso un’atmosfera balneare molto sofisticata lungo la costa meridionale. La penisola ricoperta di pini di Vouliagmeni e le ricche periferie marittime di Voula, Kavouri e Glyfada offrono tutto ciò che un amante del relax e della storia possa sperare compresi meravigliosi parchi in fiore.

Atene: la città da vivere tra parchi e fiori famosi

Una pausa in città ad Atene in occasione di un tour storico -culturale durante la primavera è una buona scelta per godersi la natura al meglio. La capitale ellenica infatti offre meravigliosi punti verdi e giardini mozzafiato, e fiori unici nel loro genere soprattutto per le svariate tonalità di colore che riescono a regalare.
Potete visitare e ammirare questa capitale divina scegliendo ogni tipo di  vacanza, dal tour di un giorno per i più frettolosi , fino al tour panoramico per i più romantici o per chi vuole godersi la vista mozzafiato di questa incantevole città.

Per citare subito un parco che peraltro è uno dei più importanti di Atene parliamo del Giardino Nazionale Situato tra Piazza Syntagma e lo Stadio Kallimarmaro proprio nel cuore dell’antica Polis. Il contesto è una bellissima area con una vegetazione lussureggiante che aiuterà a fuggire dal rumoroso centro città e a rilassarsi in un rifugio tra ombra, fiori e un ambiente tranquillo. Ci sono inoltre due laghetti per le anatre, un parco giochi per bambini, un piccolo zoo e un bar dove godersi un meritato ristorno nelle calde ore del pomeriggio. Questo appena citato non è tuttavia il solo parco di Atene degno di essere preso in considerazione; infatti, ce ne sono tanti altri di eguale bellezza e che meritano dunque una doverosa descrizione.

Il giardino di Zappeion e l’orto botanico di Atene

Situato proprio accanto ai giardini nazionali, il Zappeion è una via di fuga serena dal trambusto dove si possono trovare statue meravigliosamente realizzate, mentre la caffetteria e il ristorante meritano una visita per un gradito rinfresco visto il clima decisamente caldo (per gran parte dell’anno) della capitale greca. Premesso ciò, va altresì aggiunto che un must del giardino Zappeion è l’architettura della sala che viene spesso utilizzata per mostre e conferenze. Il giardino botanico Diomidios che si trova a breve distanza dal centro di Atene, è un magnifico contesto verdeggiante con una ricca varietà di flora che deve ancora essere scoperta e da sempre è molto apprezzata sia dai visitatori che dai nativi.

I parchi dell’Attica e l’Antonis Tritsis

Ospitando oltre 2000 animali di 350 specie diverse, il Parco zoologico dell’Attica si sforza di combinare intrattenimento e istruzione e offre ai suoi visitatori un’opportunità unica di avvicinarsi alla natura attraverso la vita degli animali dei cinque continenti del mondo. È uno zoo privato situato nel sobborgo di Spata ad Atene, e visitare questo luogo significa dunque godersi una collezione in espansione di felini, uccelli, rettili e altri animali tra cui una foresta di scimmie, un ghepardo e un delfinario. Il Parco Antonis Tritsis è un altro imperdibile complesso verdeggiante di Atene da non perdere. Il luogo infatti è un contesto ambientale che si trova nell’area denominata Queen’s Tower ossia nella parte occidentale del tessuto urbano della città, e rappresenta il più grande parco verde organizzato con ben sei laghi e un canale artificiale nonché un sito con una ricca varietà di flora e fauna.

La collina del Licabetto e lo Strefi Hill

Uno dei siti più noti di Atene il Monte Licabetto è un calcare cretaceo circondato da una foresta di pini al centro della città, dove sulle sue due cime si trovano la Cappella di San Giorgio del XIX secolo, un teatro e un ristorante. È una destinazione piuttosto popolare sia per i visitatori che per i nativi che possono salire tramite l’uso della funicolare dell’omonimo Licabetto che offre una vista dall’alto che non ha prezzo; infatti, si può ammirare a nord il Monte Parnes, a ovest il Pireo e il Golfo Saronico con l’Acropoli a metà strada verso il mare. Nelle immediate vicinanze di Piazza Exarcheia, c’è anche lo Strefi Hill (collina) che è un’oasi verde di piccola entità nel centro della città. Concedersi una pausa dall’atmosfera frustrante della città, e godersi le strutture sportive disponibili in loco o ammirare la vista panoramica che questo gioiello nascosto di Atene è in grado di offrire è sicuramente qualcosa da non perdere.

I fiori tipici dei parchi di Atene

Quando si pensa alla Grecia in primo luogo vengono in mente isole, montagne e la mitologia. Tuttavia questa nazione ospita una vasta gamma di meravigliosi fiori specie quando arriva la primavera e che fioriscono a tal punto da tappezzare intere montagne. La Grecia ha una grande varietà di paesaggi, dagli aridi altopiani alle zone umide e alle antiche foreste. Il terreno roccioso e sterile è perfetto per fiori come il croco e i narcisi che con i loro colori arancioni, rossi, bianchi e gialli rendono la campagna viva per alcune brevi settimane prima che inizi il caldo. Il giacinto con i suoi fiori viola e blu è tra i più famosi e fiorisce anch’esso sul suddetto tipo di terreno. Il territorio ellenico vanta anche un gran numero di orchidee che crescono in abbondanza su un terriccio gessoso e che per la loro naturale eleganza li rendono un regalo perfetto. I giardini e i parchi nazionali di Atene si estendono su oltre 7 ettari con aiuole che mostrano il meglio delle varietà autoctone appena descritte, e che meritano dunque di essere apprezzate da molto vicino in occasione di una vacanza nella capitale greca.

Ma camminando per Atene sarà semplice imbattersi in veri e propri muri viola di bungavillea e anche oleandri e, magari, in qualche giardino privato, tanti fiori di ibisco, tipici fiori dell’area mediterranea.

Del resto il clima greco offre terreno fertile per una gran varietà di fiori tale che, sarebbe quasi impossibile elencarli tutti.

Il mercato dei fiori di Alsmeer: l’asta floreale più grande del mondo

Un antico proverbio del luogo afferma: “Dio ha creato tutto il mondo, ma non l’Olanda.”

 

Questo Paese è stato creato direttamente dagli Olandesi. Ed è questo che nota un turista che visita questo Stato: una estesissima “terra bassa” che è stata plasmata dalla tempra degli abitanti di questo Stato, che è noto in tutto il mondo per i suoi fiori, soprattutto del tulipano, il fiore più noto tra quelli che si coltivano in Olanda.

Aalsmeer e Amsterdam

Aalsmeer è una città olandese ben nota soprattutto per le sue grandi aste di fiori. Ed è ben noto che i fiori sono un emblema indiscusso dei Paesi Bassi. Situata a soli 13 chilometri a sud-ovest di Amsterdam, questa città è una destinazione eccellente per avventurarsi in un’escursione sia da soli, sia in compagnia.

Il territorio di Aalsmeer confina con quello dei laghi Westeinderplassen, che è il più grande specchio d’acqua della regione di Randstad (che si estende nell’Olanda Meridionale, nell’Olanda Settentrionale, nel Flevoland e nella zona di Utrecht. Il territorio di Aalsmeet è segnato anche dal canale Ringvaart.

Amsterdam invece non necessita di troppe presentazioni: una città ricca adatta ad ogni tipo di turista, dove potete visitare ogni tipo di attrazione a partire dai tanti musei o magari qualche tour gastronomico, tour sui canali, perfetti per ammirare la città da una posizione unica da cui scattare foto da instagrammare e condividere sui social, o semplicemente un giro in bici tra le piste ciclebili che tutto il mondo invidia all’Olanda

Un po’ di storia

La storia della tradizione floreale di Aalsmeer è ancora una questione da decifrare, perché non è qualcosa che è stata decisa a tavolino, ma è stata principalmente una questione di circostanze, qualcosa di veramente fortuito.

Aalsmeer non era altro che un porto marittimo e lo è stato fin dalle sue origini nel 12° secolo. Tuttavia, la necessità di proteggere la terra dal mare, di eliminare i pericoli provenienti dal gelido Mare del Nord, che è assai minaccioso in terre così basse e facilmente allagabili, ha fatto sì che nel 1852 si iniziò a costruire un polder. Da quel momento, gli abitanti della città non videro più le onde del Mar del Nord.

I pescatori diventarono coltivatori di fragole, fino a quando il prezzo dei fiori non li convinse che il loro futuro giaceva nelle diverse varietà di piante che potevano essere coltivate nella loro terra. Nel 1880, quindi, iniziò la coltivazione di fiori ad Aalsmeer.

Inizialmente, le vendite venivano effettuate nei caffè di Aalsmeer. Però, nel tempo il volume degli affari iniziò ad essere così elevato che il sistema di vendita nei caffè non era più sufficiente. Quindi, è diventata una necessità gestire le vendite in luoghi determinati e due società centralizzarono tutto il commercio di fiori del luogo, che nel tempo giunse fino a Amsterdam.

Nel 1968, le due società si fusero in una sola e nel 1972 si aprì il grande mercato dei fiori che ha reso famosa Aalsmeer in tutto il mondo. Uno scenario che è stato ampliato nel 1999, fino a giungere ad un totale di un milione di metri quadrati di superficie. Questo mercato è ben collegato all’aeroporto internazionale di Schipol. Aalsmeer, poi, si trova a pochi chilometri dalla capitale Amsterdam, in una delle zone più affascinanti del mondo.

Il mercato dei fiori di Aalsmeer

Il mercato di fiori di Aalsmeer è certamente uno dei più frequentati e visitati al mondo. Ogni giorno, qui vengono comprati e venduti circa 20 milioni di fiori. In questo mercato anche i visitatori sono i benvenuti, anche se sono tenuti a rispettare delle regole assai rigide: devono arrivare ad un certo orario (di prima mattina) e possono osservare quel che si verifica all’interno del luogo solo da alcune passerelle, che sono collocate diversi metri sopra i fiori e l’affollato piano del magazzino dove scorazzano diversi mini-treni che servono per il trasporto delle merci, a una velocità sorprendente.

I visitatori tra l’altro non si avvicinano ai fiori e neppure possono toccarli. L’aspetto che interessa maggiormente i turisti che visitano il mercato dei fiori di Aalsmeer è vedere la logistica in azione, piuttosto che ammirare i fiori da vicino, malgrado questi provengano da tutte le parti del mondo.

Cosa vedere al mercato dei fiori di Alsmeer

Uno dei momenti più interessanti del mercato dei fiori è l’asta degli stessi. Questa si tiene ogni giorno della settimana e vengono messi all’asta circa 20 milioni di fiori e piante decorative. Basti pensare che ogni anno si vendono oltre 12 miliardi di fiori e piante. Questo enorme edificio è davvero grande. Ha una ampiezza di 518.000 m² e una superficie di 990.000 m². Solo questo rende questo mercato il quarto edificio più grande al mondo.

All’interno di questo luogo l’attività è caotica. Un numero assai grande di piccoli treni contengono fiori e piante e vengono movimentati da camion elettrici o binari automatici. Si tratta di un vero e proprio sistema (dotato di un vero e proprio codice stradale per regolarlo) che consente ai vari vagoni di essere spostati sulla base di un vero e proprio schema di orari.

L’asta rimane aperta al pubblico i lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 7.00 del mattino e si potrae fino alle 11.00.

Un fenomeno connesso a questo famoso mercato è quello che si verifica una volta all’anno, esattamente il primo sabato di settembre, quando ha luogo una lunga sfilata di carri allegorici decorati con oltre un milione di fiori, che marciano da Aalsmeer al Dam Square di Amsterdam.

Dove, come, quando

Sito web ufficiale ( in inglese)

Treno da Aeroporto Schipol per Amsterdam

Fiori e piante d’Islanda: leggende e curiosità della flora islandese

Quali piante crescono in Islanda? Ci sono fiori di campo islandesi e, in tal caso, come si chiamano? È vero che non ci sono alberi in Islanda?
Ci sono piante commestibili o medicinali che crescono nel paesaggio arido e gelido di quest’isola divina?

Arrivando in Islanda, potreste esser perdonati se avete pensato di essere atterrati su un altro pianeta; i paesaggi lavici che circondano l’Aeroporto Internazionale di Keflavík sono così ultraterreni che magari vi siete domandati come possa sopravvivere su questa roccia nel mezzo dell’Atlantico un qualsiasi tipo di vita.

Guardando un po ‘più da vicino,  scoprirete un ecosistema ricco e delicato, che ha trovato la vita anche nelle condizioni più estreme.

Potrebbero non esserci molti alberi in Islanda, tra cui funghi e licheni, ma ci sono tra le 5000 e le 6000 specie di piante conosciute che lottano per sopravvivere in questo difficile ambiente.
In questo articolo troverete un riassunto di alcune delle piante e dei fiori più iconiche presenti  nello scenario islandese

Lava Fields of Iceland top view from drone of the Aerial view. rocks, river and forest
Vista dall'alto dell'Islanda dal drone: rocce, fiume e foresta

Gli alberi in Islanda

La vecchia battuta diceva così: “Cosa fai se ti ritrovi perso in una foresta islandese? … Alzati!”. Questa battuta si basa sul fatto che ci sono pochissimi alberi in Islanda e quelli che ci sono sono piuttosto piccoli.
Ma non è sempre stato così; dalle fonti scritte dei primi coloni sappiamo che il paese era “boscoso da montagna a costa”.
Si stima che prima dell’arrivo dei coloni vichinghi oltre 1000 anni fa, il 40% dell’Islanda fosse alberato. La deforestazione di massa si è verificata quando i primi islandesi iniziarono ad usare materiali per costruire le loro navi, case e per far fuoco per tenerle al caldo.

Questo processo ha richiesto  circa 300 anni e da allora l’Islanda ha subito la deforestazione e problemi di erosione del suolo, lasciando la sterile geografia senza alberi che caratterizza la maggior parte dell’Islanda oggi.

Questo non vuol dire che non ci siano alberi in Islanda! Negli ultimi anni, sono stati compiuti notevoli sforzi per ricoltivare i boschi con un notevole successo.

Oltre 85 specie di alberi stranieri sono stati introdotti in Islanda.

I più comuni e trionfali  includono l’abete sitka (Picea sitchensis), il pioppo nero (Populus trichocarpa) e il pino lodgepole (Pinus contorta). Queste varietà provengono dall’Alaska e vengono coltivate come alberello nelle serre islandesi in quanto è illegale importare alberi vivi in Islanda.

Le specie di piante autoctone più comuni includono la betulla lanuginosa (Betula pubescens), la sorba (Sorbus Aucuparia), il salice a foglie di tè (Salix phylicifolia) e meno frequentemente l‘Aspen (Populus tremula). La maggior parte di questi cresce fino all’altezza degli arbusti con la betulla che raggiunge l’altezza massima di 15 metri (ma il più delle volte solo 4-5 metri).
La foresta più grande è Hallormsstaðaskógur e si trova nella parte orientale dell’Islanda, vicino all’idilliaca città di Egilsstaðir.

Camedrio alpino(Dryas octopetala)

Il camedrio alpino o “Holtasóley”, è stato votato dal pubblico fiore nazionale islandese nel 2004. È una pianta fiorita bianco alpino-artica e fiorisce in ogni regione dell’Islanda.
Questo bel fiore selvatico è il cibo preferito della pernice bianca di roccia o “Rjúpa” che lo porta ad essere soprannominato “Rjúpnalauf” che si traduce direttamente in “foglia di pernice bianca di roccia”.

Nel corso dei secoli, gli umani hanno fatto uso delle sue qualità a base di erbe; principalmente come astringente e come agente per ridurre l’infiammazione. Le foglie secche di Holtasóley servivano una volta come sostituto prezioso del tè molto ambito.

Nel folklore islandese, questo fiore è presumibilmente intriso del potere di attrarre ricchezza dalla terra. Per sfruttare la forza del fiore devete seguire alcuni passaggi deplorevoli.
In primo luogo, devete rubare soldi da una vedova impoverita mentre frequenta la chiesa e poi seppellire il bottino sotto un punto in cui cresce il camedrio alpino. La leggenda narra che i vostri soldi mal guadagnati raddoppieranno.
Questa credenza popolare molto probabilmente ha contribuito ad un altro nome ottenuto dalla pianta: “Radice del ladro” e storicamente i ladri erano frequentemente appesi in luoghi in cui il fiore era stato trovato in abbondanza.

Timo artico precoce (Thymus praecox arcticus)

Thymus praecox arcticus - Arctic Thyme on the top of Dyrholaey cape in Iceland
Thymus praecox arcticus - Timo artico sulla cima del promontorio di Dyrholaey in Islanda

Il timo artico, o meglio noto in Islanda come “Blóðberg“, si trova in tutta l’isola a causa della sua propensione per terreni sabbiosi e ghiaiosi di cui non c’è carenza.

I graziosi fiori viola sono stati a lungo utilizzati per preparare il tè e il Blóðberg è considerato un punto fermo nel mondo delle erbe islandesi. Si ritiene che abbia proprietà medicinali e benefiche per la salute come il rafforzamento del cuore e della testa, la pulizia del sangue e il contributo alla regolazione mestruale. È anche naturalmente molto gustoso e la forte fragranza che emana è stata paragonata all’origano. Il profumo è così forte che un buon naso sarà spesso in grado di annusarlo prima che possa essere notato dall’occhio. Se desiderate assaggiare questa versatile erba, molti negozi a Reykjavik vendono tè Blóðberg o sali aromatizzati.

Lupini (Lupinus nootkatensis)

Lupini a Vik, Islanda
Chiesetta a Vik circondata da lupini viola

Non v’è altra pianta in Islanda così controversa  come il Lupino. Questa pianta perenne è originaria del Nord America ed è stata introdotta in Islanda nel 1945 per combattere l’erosione del suolo.

Dal suo arrivo, il lupino ha prosperato e si è diffuso in tutto il paese, a volte in luoghi in cui non era del tutto benvenuto. In molte aree rappresenta una minaccia per un numero di piante autoctone, tra cui alcune specie di muschio che sono notoriamente difficili da stabilire o recuperare.
Ci si preoccupa per una monocoltura di lupino che omogeneizza la flora naturale islandese alimentando il sentimento anti-lupino, ma si è rivelato difficile arrestare la proliferazione di questa specie.

Non tutti sono contro il lupino però! Molti traggono piacere dal colore che ha aggiunto alla campagna islandese e i graziosi fiori viola offrono ampie opportunità fotografiche per visitatori e la gente del posto.

Bacche e frutti di bosco

skyr
Foto di potices da Pixabay

Gli islandesi adorano le bacche ed è una tradizione culturale raccogliere questi frutti naturali ogni stagione per fare le marmellate e gelatine o per accumulare una salutare aggiunta a dessert molto amati come le torte o il preferito della nazione: lo Skyr, un latticino molto simile allo yogurt.

Uscire per raccogliere bacche si chiama “Berjamó” e in genere si fa utilizzando contenitori vuoti di gelato per riporre il “raccolto”.

La stagione della raccolta delle bacche in Islanda è tradizionalmente tra agosto e metà settembre, ma questo, ovviamente, dipende da quale tipi di bacche si stanno cercando. Le bacche crescono spontaneamente in Islanda e sono prive di pesticidi, il che le rende una vera delizia.

Fragole selvatiche

fragole selvatiche
Foto di 165106 da Pixabay

La più ambita delle bacche indigene islandesi, la fragola selvatica, o “Jarðarber“, è incredibilmente rara e difficile da trovare in natura.
È molto probabile che possiate trovarla nel nord dell’isola e sono incredibilmente dolci e gustose. Se passate da  Reykholt, nell’Islanda occidentale, potete visitare una fattoria di fragole creata da una coppia di orticoltori olandesi.

Rumex acetosella

Rumex acetosella
primo piano di Rumex acetosella, comunemente noto come acetosa rossa, acetosella di pecora, acetosella e erbaccia acida

L’acetosa di pecora (o talvolta “acetosa rossa“) è conosciuta come “Hundasúra” in Islanda. È un membro della famiglia del grano saraceno ed è favorito per le sue foglie aspre e saporite.

Da piccoli, gli islandesi sanno di poter rosicchiare le foglie acide e lo faranno per tutta la vita. Le foglie sono un’aggiunta perfetta a un’insalata o semplicemente a qualcosa da “foraggiare” mentre si fa un’escursione

Tarassaco

I denti di leone crescono ovunque in Islanda e in grande abbondanza. Questi fiori di campo sono adatti a terreni disssestati che sono comuni in tutta l’Islanda.

Sebbene i denti di leone possano essere considerati una famiglia di fiori selvatici di cui crescono alcune specie diverse in Islanda, la maggior parte degli islandesi quando si riferisce a un dente di leone userebbe semplicemente il termine “Túnfífill” o semplicemente “Fífill“.

I denti di leone sono ricchi di vitamine e minerali e l’intera pianta è commestibile dal fiore alla radice. Hanno quindi a lungo caratterizzato la dieta islandese sia come tè o tonico o aggiungendo le foglie alle insalate. La radice della pianta è stata a lungo utilizzata come inestimabile sostituto del caffè poiché il caffè era costoso e spesso scarseggiava.

Cumino dei prati

Il cumino di fiori selvatici è apprezzato per i suoi gustosi semi che sono la scelta preferita per guarnire panini e per aromatizzare la bevanda più iconica dell’Islanda, il Brennivín. Conosciuta anche come “Morte Nera”, la grappa islandese Brennivín accompagna spesso lo squalo marcio ma è anche gustosa a sé stante.
Il cumino si chiama Kúmen in islandese, così come il cumino che può creare confusione ma nulla che non possa essere risolto con un buon olfatto.

Dulse ( Palmaria Palmata)

Dulse
Dulse, o Palmaria Palmata

La storia dell’Islanda è profondamente intrecciata con il mare. Non solo i coloni vichinghi hanno dovuto attraversarlo per raggiungere l’Islanda, ma è stato a lungo una fonte critica di cibo e non solo per i pesci.
Dulse è noto come “Söl” in Islanda ed è un tipo di alga rossa che nutriva gli islandesi da quando i primi coloni arrivarono nel X secolo. Fu raccolta in grandi quantità in primavera ed estate e poi essiccata in giacenza o per il commercio. Gli inverni erano lunghi e rigidi e spesso non si poteva contare su una fonte affidabile di nutrimento.

Tradizionalmente veniva bollita e consumata con burro o olio di fegato di merluzzo. Recentemente sta tornando un po ‘come un gustoso alimento salutare con alcune persone che paragonano il suo sapore alla pancetta!

Muschio islandese

Paesaggio islandese
Paesaggio islandese

Non è possibile scrivere una panoramica delle piante in Islanda e non menzionare il muschio. Il muschio verde lanoso spesso copre gran parte dei paesaggi lavici islandesi e ci sono oltre 600 specie scoperte finora. Non sorprende che gli infiniti campi di coperte verdi rappresentino più della metà di tutta la copertura vegetale in Islanda.
I muschi sono piante senza fiore multicellulari in grado di fotosintetizzare e crescono in ciuffi o “stuoie”. Gli scienziati ritengono che il muschio sia arrivato in Islanda da spore riproduttive e che molto probabilmente furono alcune delle prime specie a colonizzare l’isola.
Il muschio si adatta molto bene al clima islandese; se la cava bene in condizioni umide e durante periodi di freddo, può “ibernare” o rimanere dormiente in attesa di condizioni migliori.

Nei paesaggi difficili e sterili, il muschio è fiorito e gli islandesi hanno un profondo rispetto per questa specie. Sebbene siano robusti in termini di resistenza alle intemperie, sono delicati in quanto impiegano molto tempo a crescere; solo 1 cm all’anno in buone condizioni.
Si possono causare molti danni camminando su questi tappeti di muschio e il governo islandese ha compiuto nobili sforzi per educare coloro che visitano l’Islanda a essere consapevoli di dove e come si spostano in modo da non causare danni involontari sotto i piedi.

Uno dei casi più viziosi di vandalismo si è verificato su una collina vicino a Nesjavellir, nel sud dell’Islanda, dove qualcuno ha scritto “Send Nudes” sul fianco della collina strappando enormi ammassi di questa preziosa vegetazione.
Justin Bieber ha girato degli scatti per un suo video musicale su un muschio particolarmente delicato nel sud dell’Islanda e ha ricevuto la condanna dei Ranger del parco locale. Quindi, se andate in Islanda, per favore non calpestate il muschio!